“Giuseppe Di Vittorio e il Piano del lavoro” (conferenza – 2010)

Giuseppe Di Vittorio e il Piano del lavoro
La crescita del Mezzogiorno fra dimensione europea, bisogni locali e federalismo fiscale
Anna Daniela Palmieri

Un piano di sviluppo per il Mezzogiorno e l´Italia che si inserisce in un contesto europeo dovrebbe conciliare bisogni locali e prospettiva dell´Unione. A questo proposito, il convegno promosso dalla Regione Puglia, “Storia e attualità del Piano del lavoro – Si puó fare a meno di una strategia europea di sviluppo per l´Italia e per il Sud?” tenutosi venerdí 22 gennaio nell´aula magna dell´Ateneo, con il patrocinio dell´Università degli studi di Foggia, presieduto da Baldina Di Vittorio (nella foto), presidente dell´Associazione Casa Di Vittorio, si propone di chiarire i dubbi sollevati con l´entrata in vigore della legge delega sul federalismo fiscale (42/2009).
L´analisi del Piano del lavoro presentato nel 1949 da Giuseppe Di Vittorio al II Congresso nazionale della Cgil, di cui fu primo segretario generale, aveva l´obiettivo di ‘rendere dinamica la memoria di una figura appartenente ad un contesto multiplo’, ha affermato l´assessore al Mediterraneo e alle Attività culturali, Silvia Godelli, all´apertura dei lavori.
Di Vittorio infatti, prima ancora di essere sindacalista e parlamentare del Partito comunista, era un bracciante agricolo del sud, precisamente di Cerignola. Nonostante fosse quotidianamente impegnato a far fronte alle necessità primarie della sopravvivenza, comprese che la chiave di volta risiedeva in una parola: istruzione. L´unica in grado di contrastare la prima delle subalternità, quella del pensiero.
Il Piano del lavoro nacque nel contesto di una fervida attività culturale che il sindacalista alimentava da autodidatta (lasciò la scuola dopo la morte del padre): oltre a frequentare i corsi serali del Comune di Cerignola, il giovane Di Vittorio leggeva molto, come hanno spiegato i relatori intervenuti alla prima parte del convegno. Dopo i saluti del sindaco Gianni Mongelli, a prendere la parola sono stati i professori Pietro Craveri (Università Suor Orsola Benincasa, Napoli), Giuseppe Berta (Università Bocconi, Milano), Luigi Masella (Università degli studi di Bari) e Vito Antonio Leuzzi (Direttore dell´Ipsaic, Istituto pugliese storia antifascismo Italia contemporanea di Bari).
Notevole la portata del Piano del lavoro per la storia del sindacato italiano, poiché, oltre ai punti riguardanti stipendi, orari e piena occupazione, mirava a saldare la protesta contadina del sud con le lotte operaie dei lavoratori padani. Secondo Di Vittorio era doveroso che i sindacati percepissero a pieno il loro ruolo in un periodo in cui si registrava la debolezza della loro organizzazione. Fra il 1948 e il 1955 infatti, la Cgil subì una battuta d´arresto: dopo la seconda guerra mondiale, l´Italia si trovò a reggere il pesante confronto con l´America sua alleata, per cui era necessaria un´azione politica che desse sostanza ai sindacati. Il Piano del lavoro e lo Statuto dei diritti dei lavoratori non ottennero i consensi del centrismo democristiano, ma il loro impatto sociale fu certo.
‘Si tratta di un modello utile a cui guardare’ si é detto nel corso del dibattito pomeridiano, coordinato dal dirigente generale del Ministero delle finanze, Fabrizio Barca. Il federalismo fiscale é stato al centro della tavola rotonda a cui hanno preso parte il professor Marco Barbieri (Università degli studi di Foggia, facoltà di Giurisprudenza), Marco Magnani (Capo Servizio statistiche economiche e finanziarie Banca d´Italia), Nicola Affatato (Segretario regionale Cgil) e Renato Soru (Presidente e Amministratore delegato di Tiscali).
‘L´analisi storica, ha spiegato Barca, ci aiuta a comprendere e a lavorare sull´oggi’, nell´auspicio ‘non di un federalismo, bensì di una contestualizzazione del sud’ ha proseguito Nicola Affatato. Tirando le somme quindi, ‘la prospettiva del federalismo potrebbe interessare solo se a livello integrato’. Questo, forse, significa che si potrebbe fare a meno della sanzione applicata agli Enti meno virtuosi (la legge è reperibile dal motore di ricerca del sito governo.it) a favore di una strategia d´intervento più conforme a quell´articolo 35 della Costituzione Italiana che porta la firma di Giuseppe Di Vittorio.

Foggia&Foggia n. 379 – Il Campus

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