Il saluto di Casa Di Vittorio al Congresso provinciale CGIL – Foggia, marzo 2014

Foggia, marzo 2014

Io non sarei stato nulla, io non sarei stato tratto mai dalla massa anonima dei miei fratelli lavoratori, dei miei fratelli braccianti di Cerignola e della Puglia se non fosse esistito, se non si fosse sviluppato, se non avesse lottato il movimento operaio […] devo confessare che lo stimolo piùpotente a studiare, a ricercare, mi è venuto dalle esigenze, dai bisogni quotidiani del nostro movimento, dei nostri primi circoli giovanili, dei nostri primi sindacati. (G. Di Vittorio)

Care compagne e cari compagni ho, ancora una volta, il grande piacere di inviarvi un particolare saluto in occasione del vostro congresso provinciale. L’ultima volta l’Associazione Casa Di Vittorio è stata fisicamente presente ma, per motivi di lavoro, quest’anno non è stato possibile. Allora ecco che il nostro pensiero e quello in particolare della compagna Baldina Di Vittorio, è in questi giorni rivolto a voi e al vostro lavoro congressuale nell’organizzazione del sindacato nella nostra terra di Foggia. È, questo, un periodo complicato, un’epoca di difficoltà sociali e politiche tali da assomigliare all’epoca dell’immediato dopo guerra.

Viviamo in un tempo schiacciato fra dimensioni opposte, ma egualmente soffocanti. Da una parte, una dimensione globale di ingiustizie e squilibri dominati da poteri sovranazionali di fatto incontrollati, che sfuggono completamente alle regole ed ai meccanismi democratici; dall’altra, spinte identitarie nelle quali,invece, le ansie e le paure create dalla crescente precarietà trovano illusorie rassicurazioni in chiusure localistiche ed egoistiche all’interno di gruppi infastiditi da qualunque elemento di diversità e non conformità.

E’ un tempo in cui le persone sono sempre più spesso messe di fronte alla perentoria affermazione di inesorabilità di decisioni che riducono i diritti che apparivano ormai consolidati e mettono in drammatica competizione valori e principi fondamentali per la salvaguardia della dignità umana, come salute e lavoro; oppure i diritti di una generazione contro quelli di un’altra.

In questo tempo è necessario essere uomini e donne di parte, in questo tempo di ricerca e in cui i cittadini e le cittadine si aspettano molto da chi è a lavoro per il bene comune, in questo tempo siamo chiamati ad osare, a scegliere con libertà e responsabilità da quale parte stare. Oggi diciamo ancora che noi stiamo dalla parte dei diritti, dalla parte di chi vuole lavorare politicamente e culturalmente affinché non solo i diritti vengano realizzati ma tutti e tutte i cittadini e le cittadine possano esercitare liberamente tali diritti. Vogliamo essere dalla parte dei bambini, degli immigrati, dalla parte delle famiglie impoverite, degli anziani offesi da pensioni da fame, dalla parte dei giovani che si sentono traditi da questo paese, dalla parte di chi ancora riesce ad offrire un lavoro dignitoso, dalla parte di chi si sporca le mani con la terra, e con chi combatte la burocraticizzazione della scuola e sogna ancora di poter insegnare qualcosa alle nuove generazioni, dalla parte dei giudici e dei magistrati che difendono la legalità violentata del nostro paese, dalla parte delle donne offese, discriminate, uccise.

Che ruolo ha il sindacato nella rivoluzione civile e democratica di questo paese? Credo che esso abbia un ruolo specifico, quello di riportare al centro della discussione politica del nostro paese non solo la centralità del lavoro, ma la centralità della cultura. La rivoluzione di cui abbiamo bisogno in Italia, e di cui ogni Piano del Lavoro ha bisogno, è una rivoluzione culturale. Nel tempo in cui non si trovano più luoghi di rappresentanza e di appartenenza, nel tempo dello scontro sociale e generazionale, nel tempo liquido della frammentazione saremo validi e saremo ricordati se saremo una generazione rivoluzionaria. Di Vittorio ce l’ha insegnato: i diritti e lo sviluppo personale e sociale passano necessariamente attraverso la cultura, la ricerca di senso, la traduzione delle problematiche sociali in parole chiare. L’augurio che rivolgiamo oggi al sindacato di Di Vittorio non è tanto un semplice augurio di buon lavoro, ma è l’invito a non cedere a nessuna tentazione di potere o di esclusione, bensì a cercare di creare nelle nostre città una comune rete di collaborazioni alfine di lavorare insieme – ognuno nel rispetto dei propri ruoli – per una rivoluzione culturale tale da ricostruire interamente il nostro Paese. O sarete rivoluzionari o vi conformerete a questo tempo e al suo modo di pensare.

Per l’Associazione, Luca Anziani

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