Napolitano alla presentazione del volume sul Piano del Lavoro

Il presidente della Repubblica partecipa alla presentazione del volume sul Piano del Lavoro.
Barca: “Di Vittorio non apparteneva alla classe dirigente interessata al proprio benessere”.

“Il Piano del Lavoro di Giuseppe Di Vittorio ha un’attualità e una dimensione europea che si fondano nel suo essere stato capace di proporre, da nemico delle contrapposizioni, un piano per la rinascita del Paese che avrebbe coinvolto e connesso tra loro i lavoratori, le imprese e il Governo”. E’ la vice presidente dell’associazione Casa Di Vittorio Silvia Berti a motivare l’impegno profuso nello studio del Piano del Lavoro che ha portato alla pubblicazione del volume ‘Crisi, rinascita, ricostruzione – Giuseppe Di Vittorio e il Piano del Lavoro (1949-50)‘, curato dalla stessa Berti ed edito dalla Donzelli Editore, presentato ieri nella sede dell’Archivio Centrale dello Stato alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del vice presidente del Senato Vannino Chiti e del segretario generale della Cgil Susanna Camusso, oltre che della figlia del padre del sindacato Baldina Di Vittorio (guarda l’invito).
A tratteggiare la figura ed il pensiero di Di Vittorio sono intervenuti, dopo i saluti del direttore dell’Archivio Centrale dello Stato Agostino Attanasio: il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, l’ex segretario generale della Cgil Giuliano Epifani, il direttore del Sole 24Ore Roberto Napoletano, il presidente della Fondazione Mezzogiorno Europa Umberto Ranieri e lo storico Pietro Craveri.
Gli interventi hanno tratteggiato la figura di “un uomo tenace e incoercibile, dotato di autonomia di giudizio e ossessionato dall’autonomia del sindacato e dall’unità sindacale”
(Berti); “una grande figura laica entrato nella leggenda” (Craveri) “adorato dai lavoratori anche quando propose di sacrificare quote del già misero salario per la ricostruzione
dell’Italia” (Napoletano).
“Il suo Piano per il lavoro prefigurava una politica dei redditi fino ad allora inesistente in Italia” (Craveri), “fondata sugli investimenti pubblici, dunque con un’esplicita ispirazione keynesiana, che mirava anche a rompere l’isolamento della sinistra” (Ranieri). “Il Piano ipotizzava investimenti nell’edilizia, l’energia elettrica, l’agricoltura, allora il settore primario dell’economia, e l’educazione da programmare in stretta connessione tra Governo e territori. Non è, dunque, per caso che oggi la Cgil si stia impegnando alla redazione di un nuovo Piano del lavoro” (Epifani).
“Di Vittorio ha mostrato e dimostrato di non essere parte della classe dirigente estrattiva, impegnata a tutelare il proprio benessere, ed affermava la necessità di un sindacato forte investito da un altrettanto forte mandato di rappresentanza dai lavoratori – ha affermato il ministro Barca – A questo, oggi si aggiunge la necessità della ricostruzione dei partiti
politici: tessuto connettivo tra società civile e istituzioni. Anche in questo, la lezione di Di Vittorio, allora non compresa appieno, e’ attualissima”.
“Da rivoluzionario autentico – ha affermato Silvia Berti concludendo l’introduzione – Giuseppe Di Vittorio sapeva che il vero coraggio e’ quello delle riforme”.

 

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