La vera storia (Matteo Di Vittorio)

Se noi vogliamo dire la vera storia proprio di Giuseppe Di Vittorio è una storia che commuove gli animi. E questo è particolarmente che sia di insegnamento a loro giovani.

(…) Giuseppe Di Vittorio quand’era ragazzo era orfano di padre. Aveva una mamma, che era sorda pure, aveva una sorella, sposata. E lui che andava a lavorare nei campi. la scerpatura dell’erba, con la falce in mano a mietere il grano, a cogliere i covoni nei campi, con la zappa a coltivare la terra, a coltivare i vigneti. Però aveva un istinto naturale di se stesso:quello della lotta dei lavoratori in generale. E nel mentre si lavorava così e allora si sentiva la voce di Giuseppe Di Vittorio in mezzo a centinaia di contadini che lavoravano con la zappa. Non possiamo dimenticare un grande uomo di coscienza, un uomo di fede, un vero padre e li faceva da padre Giuseppe Di Vittorio. Pavoncelli quando sentiva il nome di Giuseppe Di Vittorio tremava! Quando si presentava Giuseppe Di Vittorio tutto gli veniva accordato a Giuseppe Di Vittorio in favore dei lavoratori. E c’era un guardiano della amministrazione Pavoncelli che l’aveva con lui a lavorare e che stava a zappare, li faceva comodo, gli faceva piacere di ascoltare la voce di Giuseppe Di Vittorio in mezzo a tutti i contadini, alla campagna, all’aperto così. Che cosa gli diceva: “Peppino lascia la zappa. Si metta lì più avanti e che tu puoi parlare che tutti ti possono ascoltare mentre lavorano”. Sa che cosa significava questo? Per un uomo anziano e faceva servizio perchè faceva bisogno di pane, di portare il pane a casa sua. Poi si ritirava alla masseria, nelle aziende diciamo cosi, l’epoca che fu allora specie di feudalismo come l’amministrazione Pavoncelli 2, che solamente qui a Cerignola aveva oltre seimila ettari di terreno di proprietà, oltre a quei tredicimila nella provincia di Caserta, a Mondragone, altri tredicimila ettari di terreno lì di proprietà. Un azionista della Viscosa di Roma; una banca a suo nome l’amministrazione Pavoncelli su Venezia.

Era un colosso Pavoncelli. Però, Giuseppe Pavoncelli quando ascoltava o si presentava Giuseppe Di Vittorio per l’occupazione dei contadini, per I’aumento del salario, per la diminuzione delle ore di lavoro… perchè era brutale, era animalesco – diceva lui – sfruttare un uomo dalla mattina che spunta il sole sino a quando tramonta il sole. E allora venne la questione delle famose otto ore e via di seguito e che adesso si sono ridotte a cinque, a sei ore nè più nè meno. Però Giuseppe Di Vittorio ha sostenuto queste cause, ma erano delle cause che nascevano da se stesso, dal suo animo, dal suo comportamento, dal suo io personalmente, perchè effettivamente aveva vissuto, stava attaccato e viveva tutti i giorni assieme con i contadini, conosceva le esigenze di tutti quanti i lavoratori. No solamente dei contadini, ma prendeva parte di tutti quanti e questa era una grande soddisfazione che quest’uomo qui non ha mai cessato, non si è dato mai indietro, non si è mai rifiutato di fronte a nessuno per quanto se ne trattava di fare, di prendere la difesa e di condurre i lavoratori alla lotta contro al capitalismo, contro agli agrari, contro agli industriali, contro a tutti quanti. Giuseppe Di Vittorio non si è mai tirato indietro.

(…) Ora, per dire, la vita di Giuseppe Di Vittorio è conosciuta da tutti quanti. Si era infiltrato attraverso la lettura, attraverso i contatti, attraverso la praticità, perchè lui viveva proprio dal lavoro. Non è per esempio che guardava che quelli lavoravano e lui no. No, aveva la zappa in mano anche lui, si sacrificava anche lui a lavorare con gli altri. La sera di più, quando lui – perchè allora non c’erano i mezzi di oggi, i mezzi celeri per ritornare in città – si viveva in campagna, nelle grandi aziende specialmente i Pavoncelli, i baroni Manfredi, il barone Zezza, Casimiro Cirillo e compagnia bella, queste grandi ditte. Avevano delle masserie, avevano delle cafonerie e si viveva lì, in campagna, si dovevano mangiare quella fetta di pane e se ci riuscivano ad avere un po’ d’acqua calda da sopra e se ci potevano mettere una goccia d’olio sopra. Ma quando aveva finito di mangiare quello lì si metteva da parte in un cantuccio, c’aveva il cero, se lo portava da casa, se li portava assieme con lui, si portava i libri in campagna, si metteva in un cantuccio lì e leggeva e studiava. Cercava sempre di capire e d’ingrandire, sempre di più delle esigenze della classe lavoratrice, di come effettivamente venivano sfruttati da questi signori qui. E questo era Giuseppe Di Vittorio che si ribellava a queste leggi ingiuste e che effettivamente scendeva in mezzo alle piazze assieme ai lavoratori. Scioperavano, sino a quando effettivamente venivano accolte le richieste di tutti quanti i lavoratori.

(…) Giuseppe Di Vittorio quando parlava, parlava per la giustizia umana, per evolvere sempre di più le esigenze dei lavoratori, dare quel contributo necessario che il lavoratore poteva vivere. Questo lavoratore di avere un guadagno sicuro, continuo, per il bene della famiglia, per i figlioli e via di seguito; di dare un’educazione ai figli a far sì che questi ragazzi avessero un’educazione, che non l’hanno mai avuta, che non l’hanno mai avuta. (…) Il 1914 in Piazza del Carmine ha tenuto un comizio che c’era una folla e Cerignola non era ieri quella di oggi. Cerignola aveva appena 21-22 mila abitanti3. C’era una folla di gente lì che era I’invidia di tutti quanti gli agricoltori di Cerignola, tutti guardavano a questo ragazzo, che aveva 18 anni 4 questo ragazzo che parlava per [con] una parola chiara, limpida, esplicita a tutti quanti, invitava. Non che li agitava, invitava il popolo a sostenere le lotte, a far sì che questa gente qui capisse la necessità dei lavoratori, e venissero incontro alle esigenze dei lavoratori. Non da maltrattarli, da vituperarli, di buttarli via come se fossero degli stracci, degli animali. No. Lui voleva che effettivamente la società si doveva redimersi, si doveva civilizzare. Voleva che effettivamente questi lavoratori fossero trattati veramente da lavoratori, perchè loro, noi, tutti quanti i lavoratori siamo stati la ricchezza e lo saremo sempre la ricchezza della nazione.

  1. La testimonianza è riportata (alcuni brani) nel disco Il sole si è fatto rosso. Giuseppe Di Vittorio, cit., pp. 9, 12, 15 del fascicolo allegato e integralmente in R. Cipriani, G. Rinaldi, P. Sobrero, Il simbolo conteso…, cit., pp. 94-96.
  2. Questa affermazione è da intendersi nel senso che l’amministrazione Pavoncelli, proprio perchè di tipo moderno e avanzato e perfettamente rispondente a criteri di produzione e profitto capitalistico, era rivolta al massimo sfruttamento della manodopera salariata; quindi amministrazione feudale perchè collegata nella memoria del bracciante al periodo più spietato e disperato per i lavoratori della terra, non più ad essa legati insieme alla proprietà dei mezzi di produzione e ancora impotenti a sviluppare forme di resistenza e di lotta per riscattare la propria condizione.
  3. Nel 1914 Cerignola aveva una popolazione di quasi 40.000 abitanti.
  4. Se il riferimento è al comizio del 1914 in cui Di Vittorio sostenne la linea interventista nel conflitto mondiale, Di Vittorio non aveva 18 ma 22 anni.

Matteo Di Vittorio (n. 1903), operaio agricolo specializzato

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