Esce nelle librerie l’antologia “Un giornale del popolo al servizio del popolo”

In questi giorni esce in libreria il libro Giuseppe Di Vittorio, Un giornale del popolo al servizio del popolo. Tutti gli articoli pubblicati in Francia su «La Voce degli Italiani» (1937-1939), a cura e con una nota di Giuseppe Bernardo Milano, prefazione di Adolfo Pepe, introduzione di Vito Antonio Leuzzi, con un contibuto di Éric Vial, Roma, Ediesse, 2017, p. 642, € 25.
Il curatore Giuseppe Bernardo Milano, a partire da una foto dei funerali dei fratelli Rosselli, ha voluto scrivere per gli amici dell’Associazione Casa Di Vittorio un interessante articolo sul perché il giornale La Voce degli Italiani non iniziò le sue pubblicazioni proprio il giorno dei funerali, 80 anni fa, come invece inizialmente era stato annunciato.

 

Perché «La Voce degli Italiani» non fu varata il 19 giugno 1937 giorno dei funerali dei fratelli Rosselli

di Giuseppe Bernardo Milano

Cerignola, 19 giugno 2017


Mentre in questi giorni sta arrivando nelle librerie Un giornale del popolo al servizio del popolo, l’antologia degli articoli di Giuseppe Di Vittorio contenuti nel quotidiano «La Voce degli Italiani» pubblicato a Parigi negli anni 1937-1939, ricorre l’ottantesimo anniversario dei funerali dei fratelli Carlo e Nello Rosselli.

Faccio subito una premessa: se l’immagine (un particolare ingrandito dell’originale con la stampigliatura «Istoreto») che accompagna questa presentazione non si trova nell’inserto fotografico della pubblicazione, è per una mia mancanza. Non ho guardato bene l’album composto da quarantotto foto realizzato dal pittore e fotografo militante di Giustizia e Libertà Attilio De Feo, conservato presso l’istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti” e disponibile on-line su metarchivi.it.

Una volta scoperto l’album, ho cominciato a consultarlo freneticamente, alla ricerca di qualche personalità che avesse un nesso con «La Voce degli Italiani». Naturalmente quando la foto era interessante, leggevo la descrizione curata da Chiara Colombini che indica i nominativi delle persone raffigurate. Non avendo però trovato alcun personaggio utile, la mia attenzione si è rivolta allora alle corone funebri per controllarne le diciture. Mi sono subito soffermato sulla foto 18 in cui si legge distintamente la scritta realizzata con dei fiori bianchi (perciò più grande delle scritte dorate su fascia di carta presenti sulle altre corone): UNIONE POPOLARE ITALIANA. La descrizione recita:

Si riconoscono: in alto la corona funebre del Partito comunista d’Italia, in basso quella dell’Unione popolare italiana.

Ero soddisfatto poiché su uno stesso veicolo c’erano le corone del PCd’I (che era stato l’artefice della trasformazione del Fronte unico in UPI) e dell’UPI che durante il congresso costitutivo del marzo 1937 aveva deliberato di lanciare un quotidiano per l’emigrazione italiana in Francia. Avrei inserito quella foto nell’appendice fotografica del volume antologico. Le altre foto con corone dalle diciture illeggibili non mi interessavano più e neppure le descrizioni.

Tuttavia una mia amica (che ringrazio), a cui avevo mostrato la foto “scoperta” e inserita nella pubblicazione ormai in fase di stampa, aveva trovato, continuando a curiosare nell’album, una foto ancora più pertinente: la 15. Le scritte sulle corone non sono nitide, ma lei aveva letto la descrizione:

Si riconoscono: al centro la corona funebre de “La voce degli italiani”, sulla destra quella della Fratellanza toscana

(a proposito, la scritta illeggibile della corona di sinistra potrebbe essere la seguente: Association franco-italienne des anciens combattants).

Dopo un momento di sorpresa, ho deciso di sfruttare l’opportunità che mi offriva la disattenzione nella quale ero incorso. Non avendo intuito che un quotidiano ancora virtuale (sarebbe nato l’11 luglio successivo) potesse partecipare al funerale con una sua corona, mi sento in dovere di risarcire i lettori presentando sul sito di «Casa Di Vittorio» la foto omessa a corredo di un’anticipazione: la ragione per la quale il quotidiano non vide la luce proprio quel sabato 19 giugno, giorno dei funerali dei fratelli Rosselli.

Non mi dilungo sul duplice omicidio di Bagnoles-de-l’Orne in Normandia compiuto dall’organizzazione di estrema destra La Cagoule per conto del fascismo italiano il 9 giugno 1937 (ma scoperto l’11): esiste un’abbondante letteratura (cito per brevità solo Mimmo Franzinelli, Il delitto Rosselli. Anatomia di un omicidio politico, Milano, Mondadori, 2007).

L’emigrazione italiana si preparava dunque ai funerali di popolo in una Parigi ancora sotto choc, quando Il 17 giugno il periodico del Partito comunista d’Italia in esilio «Il Grido del Popolo» (postdatato al 19 giugno, nell’uso dei settimanali), che da mesi stava conducendo una campagna pubblicitaria per il lancio del nuovo quotidiano, ruppe gli indugi annunciando in modo perentorio al centro della quarta pagina e su sei colonne:

Sabato 19 giugno esce il primo numero della VOCE DEGLI ITALIANI quotidiano della sera
Sarà un atto d’accusa contro gli assassini di Carlo e Nello Rosselli!

Nella stessa pagina in alto a sinistra Romano Cocchi, segretario dell’UPI, spiegava nella breve nota Un impegno mantenuto l’opportunità di far coincidere il lancio del quotidiano con il funerale dei fratelli Rosselli:

Oggi, mentre una folla di italiani e di amici francesi accompagneranno al Père-Lachaise i Martiri ROSSELLI, La Voce degli Italiani, il quotidiano che l’Unione Popolare Italiana e l’Associazione ex-combattenti hanno voluto creare, vedrà la luce per la prima volta e dirà agli italiani la parola della lotta per far trionfare la causa della libertà.
La Voce degli Italiani ha anticipato le sue pubblicazioni.
Il nemico non ci ha dato il tempo di preordinare con maggiore cura questa iniziativa, che è una delle più importanti e delle più audaci iniziative degli italiani emigrati. L’orribile assassinio dei fratelli Rosselli – due dei più nobili esponenti dell’antifascismo e della cultura italiana – ci impone con tragica urgenza di intensificare, di infiammare la grande battaglia in difesa del nostro popolo rovinato da un pugno di assassini ridotti ad una mostruosa politica di affamamento, di guerra e di provocazioni.

In alto a destra, non passa inosservato il ritorno sulla carta stampata di Giuseppe Di Vittorio, dopo la pericolosa infezione che lo aveva tenuto lontano dalla vita attiva per alcune settimane, con un articolo dal titolo I precedenti del provocatore Zanatta confermano che l’assassinio dei fratelli Rosselli è stato compiuto dall’O.V.R.A. La sua testimonianza rievocava un oscuro episodio di provocazione: nel marzo 1936 Giuseppe Zanatta rivelava a Carlo Rosselli di essere stato pagato da un antifascista italiano per ucciderlo, salvo poi confessare successivamente e alla presenza del cerignolano che lo metteva alle strette, di aver recitato una parte inventata dal viceconsole fascista. Di Vittorio si dichiarava pronto a deporre davanti alla giustizia francese, ma con questo suo protagonismo potrebbe aver generato dubbi nelle autorità francesi sull’opportunità di autorizzare l’uscita di un quotidiano dell’emigrazione italiana che avrebbe potuto ospitare simili interferenze.

Intanto persistevano le incomprensioni tra PCd’I e Giustizia e Libertà anche nel corso degli incontri tra i rappresentanti delle varie formazioni politiche antifasciste per organizzare i funerali dei due martiri. In particolare GL, orfana del suo capo, non sopportava i veti dei comunisti rievocati da Aldo Garosci su «Giustizia e Libertà» del 10 settembre 1937 nell’articolo Il Partito comunista e noi:

Per ciò che riguarda la commemorazione di Carlo Rosselli, noi avremmo voluto che ad essa partecipassero, come era giusto, tutti gli antifascisti, ché l’opera di Carlo Rosselli, pur identificandosi con il nostro movimento, lo oltrepassa per essere opera di tutto l’antifascismo. Proponemmo, perciò, al Comité d’Aide aux victimes du fascisme italien, organizzazione influenzata dai comunisti, di assumere esso l’iniziativa di una riunione in cui prendessero la parola i rappresentanti di tutte le correnti politiche italiane. Davanti al rifiuto di ammettere alla parola i rappresentanti degli anarchici e dei massimalisti, rifiuto che si sarebbe potuto anche prestare a ogni sorta di interpretazioni ingiuriose e di speculazioni fasciste, preferimmo riprendere l’iniziativa per nostro conto e commemorare noi, con spirito largo e unitario, Carlo Rosselli.

Nonostante gli annunci altisonanti della stampa comunista (anche «L’Humanité» aveva dato il suo contributo), il primo numero de «La Voce» non sarebbe uscito come avevano predisposto i dirigenti comunisti il giorno dei funerali dei fratelli Rosselli. Perciò, essi si consolarono facendo pubblicare su «La Correspondance Internationale» (il settimanale dell‘Internazionale comunista che per combinazione usciva proprio il 19 giugno), i due articoli (uno sull’omicidio dei fratelli Rosselli e l’altro di presentazione della nuova testata) che avrebbero potuto caratterizzare l’esordio del quotidiano, se fosse avvenuto: Un nouveau crime du fascisme italien / L’assassinat de Carlo et Nello Rosselli firmato da Mario Montagnana (alias C. Roncoli) e La Voce Degli Italiani / Le quotidien de la lutte antifasciste italiane firmato da Leo Valiani (alias Leo Giuliani). In particolare quest’ultimo esordiva così la sua presentazione del giornale: «Dans quelques jours paraîtra à Paris un grand quotidien antifasciste en langue italienne, La Voce Degli Italiani». Un ulteriore annuncio che equivaleva in realtà a una presa d’atto che l’uscita era stata rinviata sine die. Segue poi una sorta di giustificazione dettata dal modificato contesto politico:

La Voce Degli Italiani paraît en une heure particulièrement tragique, à l’heure où tous les Italiens honnêtes sont bouleversés par l’assassinat barbare des deux frères Rosselli.

Com’era doveroso, sul numero successivo, quello del 26 giugno, «Il Grido del Popolo» pubblicò una nota di scuse a cura dell’Amministrazione de «La Voce degli Italiani»:

Per ragioni tecniche, il nostro quotidiano, di cui, data la situazione politica volevamo anticipare l’uscita, non ha potuto iniziare la sua pubblicazione il 19 corr. come avevamo sperato e annunciato.
Alcuni servizi importanti non erano ancora pronti ed abbiamo dovuto rassegnarci a rinviare l’uscita del giornale a dopo che saranno sistemati.
Con tutta probabilità ciò avverrà prestissimo, fra pochi giorni potremo dire la data precisa.
I nostri amici vorranno scusarci del ritardo involontario e sostenerci nel nostro lavoro di messa a punto rapida dell’organizzazione che deve far vivere il nostro, il loro quotidiano (…).

In realtà l’amministrazione e la redazione del giornale erano pronte al varo da tempo, poiché avevano a disposizione le stesse risorse umane, la stessa tipografia e la stessa rete di diffusione del «Grido». Inoltre, nel mese di maggio erano stati stampati e affissi ben due manifesti (il secondo in 5.000 copie) per pubblicizzare il lancio imminente. Dunque non si trattava di «anticipare l’uscita», bensì di non ritardarla ulteriormente. Perciò la motivazione addotta, «per ragioni tecniche», ha tutta l’aria di nascondere una difficoltà di tipo burocratico: le autorità governative francesi sospesero per precauzione (e nell’imminenza di una crisi ministeriale) le autorizzazioni necessarie alla pubblicazione. Concedendo agli antifascisti uno strumento come «La Voce» in grado di informare e mobilitare tempestivamente la massa degli emigrati italiani, non erano da escludersi conseguenze per l’ordine pubblico e per le relazioni diplomatiche con l’Italia fascista.

Tornando in conclusione a Giuseppe Di Vittorio, occorre precisare che lo sviluppo delle indagini sull’atroce delitto fu seguito con particolare attenzione dal direttore de «La Voce degli Italiani ». Nel volume abbiamo proposto un articolo firmato Il colpevole (14 gennaio 1938, p. 230); e due non firmati che per diverse ragioni abbiamo ritenuto siano stati scritti o ispirati da lui: “Un’opera di salute pubblica: la denuncia dei mandanti e la scoperta degli organizzatori dell’orrendo delitto” (16 gennaio 1938, p. 236) e “Dopo la scoperta degli assassini di Carlo e Nello Rosselli” (18 gennaio 1938, p. 240).

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