{"id":2354,"date":"2012-07-05T14:57:17","date_gmt":"2012-07-05T14:57:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/?page_id=2354"},"modified":"2012-07-05T15:47:07","modified_gmt":"2012-07-05T15:47:07","slug":"biografia-di-giuseppe-di-vittorio-a-cura-della-cgil-foggia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/giuseppe-di-vittorio\/biografia-2\/biografia-di-giuseppe-di-vittorio-a-cura-della-cgil-foggia\/","title":{"rendered":"Biografia di Giuseppe Di Vittorio a cura della CGIL Foggia"},"content":{"rendered":"<p>[dal sito <a href=\"http:\/\/www.cgilfoggia.it\/\">www.cgilfoggia.it<\/a> ]<\/p>\n<p>Giuseppe Di Vittorio nasce a Cerignola il 13 agosto del 1892 [in realt\u00e0 la data \u00e8 l&#8217;11 agosto, dichiarata all&#8217;anagrafe di Cerignola il 13 agosto, <em>ndr<\/em>] . Il padre Michele \u00e8 un lavoratore dei campi e tutta la famiglia \u00e8 costituita da braccianti agricoli. La madre si chiama Rosa Errico.<\/p>\n<p>Nel 1902 il padre muore in seguito a malattia contratta nel suo lavoro di curatolo, e lui \u00e8 costretto ad abbandonare la scuola elementare per essere avviato al lavoro nei campi.<br \/>\nNel 1904, nel maggio, partecipa ad una manifestazione di lavoratori agricoli, durante la quale interviene la polizia. Quattro lavoratori vengono colpiti a morte. Fra questi un suo giovane amico quattordicenne, Antonio Morra.<\/p>\n<p>Nel 1910, alla fine di novembre, diventa segretario del circolo giovanile socialista di Cerignola, che prende il nome di &#8220;XIV maggio 1904&#8221;, per ricordare l&#8217;eccidio consumato in quell&#8217;anno. Il circolo prende ben presto un indirizzo a carettere sindacalista rivoluzionario, staccandosi dal PSI e aderendo alla Federazione di Parma della giovent\u00f9 socialista. Partecip\u00f2 all&#8217;esperienza del sindacalismo rivoluzionario e ader\u00ec all&#8217;USI (l&#8217;Unione Sindacale Italiana, nata nel 1912 dalla scissione con la CGdL riformista), ricoprendone dal 1913 la carica di membro del Comitato Centrale.<\/p>\n<p>Nel 1913 diventa segretario della <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Camera_del_Lavoro\">Camera del Lavoro<\/a> di Minervino Murge, mentre si sviluppa in parecchi centri della Capitanata e della provincia di Bari l&#8217;<a href=\"http:\/\/www.health.com\/health\/cold-flu-sinus\">influenza<\/a> del sindacalismo rivoluzionario.<\/p>\n<p>Nel 1914, ricercato dalla polizia in seguito ai fatti della &#8220;settimana rossa&#8221;, \u00e8 costretto a riparare a Lugano. Quindi prende contatto con molti fuoriusciti italiani e ne approfitta per studiare in modo sistematico. E&#8217; quello che Di Vittorio ricorder\u00e0 come il suo &#8220;liceo&#8221;.<\/p>\n<p>Nel 1915 \u00e8 richiamato in guerra e dopo aver partecipato a parecchie azioni rimane ferito. Per il suo passato di &#8220;sovversivo&#8221;, dopo un lungo peregrinare, viene inviato a Porto Bardia, in Libia. Rientrer\u00e0 in Italia tra gli ultimi, nell&#8217;agosto del 1919. Il 31 dicembre sposa Carolina Morra. Avranno due figli: Baldina, che nasce a Cerignola il 6 ottobre del 1920, e Vindice che nasce a Bari il 21 ottobre 1922.<\/p>\n<p>Nel 1921 viene eletto deputato mentre \u00e8 detenuto nelle carceri di Lucera. La elezione a deputato avviene in circostanze del tutto eccezionali. Esse ci offrono un quadro della situazione non solo personale, ma ci indicano lo scontro sociale in atto tra la fine del 1920 e la met\u00e0 del 1921. In questo periodo dilaga il fascismo, con la violenza pi\u00f9 spietata, in molti centri pugliesi considerati le roccaforti del movimento socialista e, soprattutto, delle organizzazioni sindacali dei lavoratori. Queste fanno capo, in parte, alla CGdL, di orientamento socialista, e in misura consistente (Cerignola, Minervino, Corato, Bari) all&#8217; Unione sindacale italiana, di cui Di Vittorio \u00e8 il maggiore e pi\u00f9 qualificato esponente. La resistenza al fascismo era molto forte in Puglia e Di Vittorio ne era uno degli animatori pi\u00f9 convinti e deciso. Ed \u00e8 proprio in seguito ad uno sciopero regionale antifascista, in un momento in cui il movimento operaio \u00e8 pi\u00f9 in ritirata, che Di Vittorio viene arrestato.<br \/>\nNel 1921 lo scontro in quella campagna elettorale \u00e8 totale: i fascisti provocano una strage a <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Cerignola\">Cerignola<\/a> (nove lavoratori uccisi). Nonostante il clima di violenza e di intimidazione Di Vittorio viene eletto. Per tutto il 1921 e fino ai primi mesi del 1923, l&#8217;attenzione preminente di Di Vittorio \u00e8 rivolta alla situazione dei lavoratori e delle loro organizzazioni in Puglia, sottoposta ad un&#8217;opera di logoramento fino alla distruzione. Egli stesso \u00e8 bandito dalla sua citt\u00e0, dai fascisti di Cerignola. Ma \u00e8 a Bari che egli mette a profitto tutta la sua esperienza, nella Camera del Lavoro. L&#8217;occasione e&#8217; offerta dallo sciopero nazionale, detto &#8220;legalitario&#8221;, dell&#8217;estate 1922, che ha luogo in tutta Italia per imporre la fine delle violenze fasciste ed il ritorno al rispetto della legge. Indetto dall&#8217;Alleanza nazionale del lavoro lo sciopero si risolse in una amara sconfitta: furono poche le realt\u00e0 nel quale si costitu\u00ec un ampio schieramento antifascista. Una di queste \u00e8 stata Bari e la sua Camera del Lavoro che riusc\u00ec a costituire un ampio schieramento di forze (socialisti, sindacalisti, anarchici, comunisti, ufficiali fiumani, arditi del popolo) e tenne in scacco i fascisti fino all&#8217;ottobre del 1921, quando intervenne l&#8217;esercito a conquistare e sciogliere la Camera del Lavoro.<\/p>\n<p>Sul finire del 1922 per Di Vittorio non \u00e8 pi\u00f9 possibile vivere in Puglia. Si trasferisce a Roma.<br \/>\nNel 1924 avviene l&#8217;incontro con Antonio Gramsci e con Palmiro Togliatti, che lo porta ad aderire al Partito Comunista. Insieme con Ruggiero Grieco, dirigente comunista pugliese, avvia un&#8217;interessante lavoro per gettare le basi di un&#8217;organizzazione autonoma dei contadini italiani, in primo luogo nelle regioni meridionali. Il clima \u00e8 quello della semilegalit\u00e0 che ben presto diventer\u00e0, ai primi di novembre del 1926, illegalit\u00e0 piena e totale.<\/p>\n<p>Fra il 1928 ed il 1930 \u00e8 in Urss, rappresentante del Pcd&#8217;I presso l&#8217;Internazionale Contadina.<\/p>\n<p>Nel 1930 va a Parigi per far parte del gruppo dirigente del PCI e per assumere l&#8217;incarico di responsabile della CGIL clandestina. Nella primavera del 1935 muore la moglie di Di Vittorio.<\/p>\n<p>Nel 1936 \u00e8 fra i primi ad accorrere in Spagna ad Albacete partecipa all&#8217;organizzazione delle Brigate Internazionali con Luigi Longo e Andr\u00e8 Marty ed altri dirigenti. Nel 1939 dirige &#8220;La voce degli italiani&#8221;, quotidiano antifascista. Il 10 febbraio 1941 \u00e8 arrestato a Parigi dai tedeschi. Assieme a Bruno Buozzi e Guido Miglioli viene consegnato alle autorit\u00e0 italiane, che lo condannano a 5 anni di confino che sconta sull&#8217;isola di Ventotene<\/p>\n<p>Nel 1943 viene liberato e partecipa alla lotta di Liberazione. Firmatario del Patto di unit\u00e0 sindacale di Roma del 1944 con Achille Grandi per i democristiani e Emilio Canevari per i socialisti, diviene segretario generale della Cgil unitaria e poi, dopo la scissione, della Cgil fino alla sua morte.<\/p>\n<p>Nel 1946 viene eletto deputato dell&#8217;Assemblea Costituente.<br \/>\nTra le sue innumerevoli iniziative, va almeno ricordato il Piano per il lavoro, del 1949. Nel 1953 viene eletto presidente della FSM (Federazione Sindacale Mondiale).<br \/>\nLa convinta adesione agli ideali comunisti fu sempre contraddistinta da una totale autonomia che ebbe il suo momento pi\u00f9 noto nella condanna decisa della feroce repressione sovietica in Ungheria nel 1956. Un altro punto fermo del suo pensiero fu il rifiuto della violenza nelle lotte di massa e nell&#8217;azione del movimento sindacale, convinto come era che nel nuovo regime democratico ai lavoratori erano dati gli strumenti pacifici per sviluppare le loro rivendicazioni e per allargare la loro <a href=\"http:\/\/www.health.com\/health\/cold-flu-sinus\">influenza<\/a> sugli altri ceti della popolazione italiana. Non ebbe esitazioni ad ammettere pubblicamente gli sbagli della organizzazione che dirigeva, e memorabile in questo senso rimane il discorso al comitato direttivo della Cgil dell&#8217;aprile del 1955, dopo la sconfitta alle elezioni dei rappresentanti dei lavoratori alla Fiat.<br \/>\nMuore il 3 novembre del 1957 a Lecco, dopo un incontro con i delegati sindacali.<\/p>\n<p>L&#8217;affermazione del valore sociale e culturale del lavoro \u00e8 stato il principio che ha sempre ispirato e accompagnato l&#8217;azione sindacale di Di Vittorio; l&#8217;autonomia, la democrazia e l&#8217;unit\u00e0 del sindacato sono stati i suoi principali obiettivi. La CGIL doveva restare rigorosamente plurale e apartitica, senza per questo venire meno ad una sua naturale vocazione politica, centrata sulla difesa e lo sviluppo della democrazia e della Costituzione repubblicana, che aveva nella solidariet\u00e0 e nei diritti i suoi principali valori. Pur vivendo una stagione assai difficile, segnata da tensioni ideologiche stridenti legate al sottile equilibrio bipolare della guerra fredda, Di Vittorio lavor\u00f2 sempre per l&#8217;unit\u00e0 di tutti i lavoratori, dalla quale faceva derivare anche l&#8217;unit\u00e0 sindacale; a suo avviso, solo in questo modo sarebbe stato possibile difendere l&#8217;interesse generale della classe lavoratrice, lottando efficacemente per la sua emancipazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[dal sito www.cgilfoggia.it ] Giuseppe Di Vittorio nasce a Cerignola il 13 agosto del 1892 [in realt\u00e0 la data \u00e8 l&#8217;11 agosto, dichiarata all&#8217;anagrafe di Cerignola il 13 agosto, ndr] . Il padre Michele \u00e8 un lavoratore dei campi e tutta la famiglia \u00e8 costituita da braccianti agricoli. La madre si chiama Rosa Errico. 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