"la
Gazzetta del Mezzogiorno" (ed. FG), 1/11/2005
La ricorrenza / In occasione del 48° anniversario dalla morte.
Giovedì presentazione al Comune
Archivio e mostra fotografica per ricordare il sindacalista
Cerignola - Ricorre giovedì prossimo il 48° anniversario della morte di
Giuseppe Di Vittorio, il grande sindacalista cerignolano che dedicò la
sua vita al riscatto sociale delle masse bracciantili e contadine, e più
in generale delle classi più deboli. Una ricorrenza che quest'anno
coincide con i preparativi del centenario della Cgil, di cui Di Vittorio
fu segretario generale dopo aver firmato, il 9 giugno del 1944, assieme
a insieme a Grandi e Canevari il Patto di Roma, che di fatto segnò
l'atto "ricostituivo" della Cgil, di cui dal 1944 al 1948 ricoprì la
carica di segretario generale. In questa veste elaborò il Piano del
lavoro, presentato al Congresso di Genova del 1949, e la proposta di uno
Statuto dei diritti dei lavoratori, lanciata al Congresso di Napoli del
1952.
Un personaggio di tale statura - che tra l'altro ebbe la grandezza di
ammettere pubblicamente gli errori dell'organizzazione che dirigeva
(memorabile rimane l'autocritica al Comitato Direttivo della CGIL
dell'aprile 1955) e di condannare l'invasione dell'Ungheria nel 1956 -
si staglia di diritto nella storia sindacale e politica italiana ed
internazionale, dal momento che tra gli anni Quaranta e Cinquanta, Di
Vittorio fu presidente della FSM, la Federazione sindacale Mondiale.
Morì a Lecco, il 3 novembre del 1957. Ovvio che, qui a Cerignola, dove
nacque il 12 agosto 1892, soprattutto per chi ha i capelli bianchi o
grigi, Di Vittorio sia un simbolo sempre vivo, una leggenda capace di
risvegliare il significato delle lotte per i diritti e l'orgoglio della
cerignolanità, ben oltre gli steccati ormai fragili dell'appartenenza
politica e di neutralizzare, sia pure a consuntivo, le tagliole degli
opportunismi propagandistici che hanno anche segnato la storia recente
della politica locale. Di Vittorio è un po' l'altra faccia, quella
laica, di un "culto" che sul versante religioso unisce tutti i
cerignolani nella devozione alla Madonna di Ripalta. Non a caso, fino a
non molto tempo fa (ma forse qualche esempio ancora resta nei quartieri
più popolari) in alcune case vi erano degli altarini che avevano per
simboli sia la protettrice, sia il grande sindacalista.
Il ricordo di Di Vittorio rimane oggi ancora vivo nella gente coi
capelli bianchi, dai volti rugosi, cotti dal sole della campagna e con
la coppola. Ma tra i giovani Di Vittorio rimane poco più che uno
sconosciuto, di cui si sa anche meno dell'essenziale, grazie ad una
strada, una piazza, una scuola e la Camera del Lavoro a lui intitolate.
Per colmare la vistosa lacuna, il Comune ha promosso l'istituzione di un
Centro di promozione culturale, denominato, appunto, "Casa di Vittorio"
(l'iniziativa sarà presentata giovedì mattina in Comune nel corso di una
conferenza stampa) come l'omonimo progetto elaborato e coordinato dallo
studioso e ricercatore Giovanni Rinaldi, già autore di ricerche e di
altre iniziative analoghe. Il principale obiettivo di "Casa Di Vittorio"
è quello di riscoprire e valorizzare l'opera, le idee e l'eredità del
grande sindacalista ed uomo politico. All'iniziativa, che dispiegherà i
suoi effetti nei prossimi due anni (centenario della Cgil e
cinquantenario della morte) hanno già aderito, attraverso la firma di un
protocollo d'intesa, la Provincia di Foggia ed i Comuni di Andria,
Minervino Murge, San Severo, Orta Nova, Stornara, Stornarella,
Trinitapoli e San Ferdinando.
Il cantiere culturale confluirà in un contenitore permanente, attraverso
l'allestimento di un archivio e centro di documentazione, di un
contenitore espositivo, mediante mostre fotografiche e documentarie,
convegni e pubblicazioni, attività di spettacolo, cinema, teatro e
musica. Il tutto con apporti e professionalità di livello nazionale.
"Casa Di Vittorio" avrà dei costi elevati, ma considerata l'importanza
delle finalità e che a contribuire concretamente saranno diverse
municipalità (non è escluso peraltro che altri soggetti possano aderire
all'iniziativa) si tratta di un impegno finanziario in cui il gioco vale
sicuramente la candela. E verrebbe da dire che si sta facendo appena in
tempo, prima che cominciasse a calare l'oblìo, a tracciare la linea di
continuità tra il mito di Di Vittorio e l'attualità ed il futuro legati
al suo pensiero e alla sua opera, pregna di valori e significati
universali che se rinverditi, richiamati e sostenuti non saranno mai
datati, né superati.
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