{"id":466,"date":"2010-01-22T11:50:53","date_gmt":"2010-01-22T11:50:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/?p=466"},"modified":"2011-11-27T17:52:59","modified_gmt":"2011-11-27T17:52:59","slug":"strategie-di-sviluppo-per-il-sud","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/strategie-di-sviluppo-per-il-sud\/","title":{"rendered":"&#8220;Giuseppe Di Vittorio e il Piano del lavoro&#8221; (conferenza &#8211; 2010)"},"content":{"rendered":"<p><strong>Giuseppe Di Vittorio e il Piano del lavoro<\/strong><br \/>\n<strong>La crescita del Mezzogiorno fra dimensione europea, bisogni locali e federalismo fiscale<\/strong><br \/>\n<em>Anna Daniela Palmieri<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/wp-content\/uploads\/2010\/01\/Baldina_22genn2010.gif\"><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-468\" title=\"Baldina_22genn2010\" src=\"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/wp-content\/uploads\/2010\/01\/Baldina_22genn2010.gif\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"221\" \/><\/em><\/a>Un piano di sviluppo per il Mezzogiorno e l\u00b4Italia che si inserisce in un contesto europeo dovrebbe conciliare bisogni locali e prospettiva dell\u00b4Unione. A questo proposito, il convegno promosso dalla Regione Puglia, \u201cStoria e attualit\u00e0 del Piano del lavoro &#8211; Si pu\u00f3 fare a meno di una strategia europea di sviluppo per l\u00b4Italia e per il Sud?\u201d tenutosi venerd\u00ed 22 gennaio nell\u00b4aula magna dell\u00b4Ateneo, con il patrocinio dell\u00b4Universit\u00e0 degli studi di Foggia, presieduto da Baldina Di Vittorio (nella foto), presidente dell\u00b4Associazione Casa Di Vittorio, si propone di chiarire i dubbi sollevati con l\u00b4entrata in vigore della legge delega sul federalismo fiscale (42\/2009).<br \/>\nL\u00b4analisi del Piano del lavoro presentato nel 1949 da Giuseppe Di Vittorio al II Congresso nazionale della Cgil, di cui fu primo segretario generale, aveva l\u00b4obiettivo di &#8216;rendere dinamica la memoria di una figura appartenente ad un contesto multiplo&#8217;, ha affermato l\u00b4assessore al Mediterraneo e alle Attivit\u00e0 culturali, Silvia Godelli, all\u00b4apertura dei lavori.<br \/>\nDi Vittorio infatti, prima ancora di essere sindacalista e parlamentare del Partito comunista, era un bracciante agricolo del sud, precisamente di Cerignola. Nonostante fosse quotidianamente impegnato a far fronte alle necessit\u00e0 primarie della sopravvivenza, comprese che la chiave di volta risiedeva in una parola: istruzione. L\u00b4unica in grado di contrastare la prima delle subalternit\u00e0, quella del pensiero.<br \/>\nIl Piano del lavoro nacque nel contesto di una fervida attivit\u00e0 culturale che il sindacalista alimentava da autodidatta (lasci\u00f2 la scuola dopo la morte del padre): oltre a frequentare i corsi serali del Comune di Cerignola, il giovane Di Vittorio leggeva molto, come hanno spiegato i relatori intervenuti alla prima parte del convegno. Dopo i saluti del sindaco Gianni Mongelli, a prendere la parola sono stati i professori Pietro Craveri (Universit\u00e0 Suor Orsola Benincasa, Napoli), Giuseppe Berta (Universit\u00e0 Bocconi, Milano), Luigi Masella (Universit\u00e0 degli studi di Bari) e Vito Antonio Leuzzi (Direttore dell\u00b4Ipsaic, Istituto pugliese storia antifascismo Italia contemporanea di Bari).<br \/>\nNotevole la portata del Piano del lavoro per la storia del sindacato italiano, poich\u00e9, oltre ai punti riguardanti stipendi, orari e piena occupazione, mirava a saldare la protesta contadina del sud con le lotte operaie dei lavoratori padani. Secondo Di Vittorio era doveroso che i sindacati percepissero a pieno il loro ruolo in un periodo in cui si registrava la debolezza della loro organizzazione. Fra il 1948 e il 1955 infatti, la Cgil sub\u00ec una battuta d\u00b4arresto: dopo la seconda guerra mondiale, l\u00b4Italia si trov\u00f2 a reggere il pesante confronto con l\u00b4America sua alleata, per cui era necessaria un\u00b4azione politica che desse sostanza ai sindacati. Il Piano del lavoro e lo Statuto dei diritti dei lavoratori non ottennero i consensi del centrismo democristiano, ma il loro impatto sociale fu certo.<br \/>\n&#8216;Si tratta di un modello utile a cui guardare&#8217; si \u00e9 detto nel corso del dibattito pomeridiano, coordinato dal dirigente generale del Ministero delle finanze, Fabrizio Barca. Il federalismo fiscale \u00e9 stato al centro della tavola rotonda a cui hanno preso parte il professor Marco Barbieri (Universit\u00e0 degli studi di Foggia, facolt\u00e0 di Giurisprudenza), Marco Magnani (Capo Servizio statistiche economiche e finanziarie Banca d\u00b4Italia), Nicola Affatato (Segretario regionale Cgil) e Renato Soru (Presidente e Amministratore delegato di Tiscali).<br \/>\n&#8216;L\u00b4analisi storica, ha spiegato Barca, ci aiuta a comprendere e a lavorare sull\u00b4oggi&#8217;, nell\u00b4auspicio &#8216;non di un federalismo, bens\u00ec di una contestualizzazione del sud&#8217; ha proseguito Nicola Affatato. Tirando le somme quindi, &#8216;la prospettiva del federalismo potrebbe interessare solo se a livello integrato&#8217;. Questo, forse, significa che si potrebbe fare a meno della sanzione applicata agli Enti meno virtuosi (la legge \u00e8 reperibile dal motore di ricerca del sito governo.it) a favore di una strategia d\u00b4intervento pi\u00f9 conforme a quell\u00b4articolo 35 della Costituzione Italiana che porta la firma di Giuseppe Di Vittorio.<\/p>\n<p><em>Foggia&amp;Foggia n. 379 \u2013 Il Campus<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giuseppe Di Vittorio e il Piano del lavoro La crescita del Mezzogiorno fra dimensione europea, bisogni locali e federalismo fiscale Anna Daniela Palmieri Un piano di sviluppo per il Mezzogiorno e l\u00b4Italia che si inserisce in un contesto europeo dovrebbe conciliare bisogni locali e prospettiva dell\u00b4Unione. 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