{"id":464,"date":"2010-01-22T11:49:35","date_gmt":"2010-01-22T11:49:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/?p=464"},"modified":"2011-03-28T15:48:31","modified_gmt":"2011-03-28T15:48:31","slug":"lavoro-cosi-litalia-ebbe-un-%c2%abpiano%c2%bb","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/lavoro-cosi-litalia-ebbe-un-%c2%abpiano%c2%bb\/","title":{"rendered":"Lavoro, cos\u00ec l&#8217;Italia ebbe un \u00abPiano\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Nel 1950 Di Vittorio lanciava l&#8217;innovativa proposta<\/p>\n<p>AVVENIVA 60 ANNI FA &#8211; FU IL LEADER SINDACALE PUGLIESE A FORMULARE IL PROGRAMMA DI SVILUPPO ECONOMICO E CIVILE. FACENDO SCUOLA<br \/>\ndi Vito Antonio Leuzzi<\/p>\n<p>BOX &#8211; Oggi a Foggia (ore 9.30 presso l\u2019Aula magna della Facolt\u00e0 di Giurisprudenza dell\u2019Universit\u00e0) l\u2019Associazione \u00abCasa Di Vittorio\u00bb organizza un convegno su \u00abStoria e attualit\u00e0 del Piano del Lavoro\u00bb. Presiede Baldina Di Vittorio, figlia del leader sindacale. Intervengono: Silvia Godelli, assessore regionale al Mediterraneo, Giuliano Volpe, rettore dell\u2019Universit\u00e0 di Foggia, i docenti universitari Piero Craveri, Giuseppe Berta, Luigi Masella e Marco Barbieri, nonch\u00e9 Marco Magnani della Banca d\u2019Italia, Enrico Panini della segreteria nazionale CGIL e Fabrizio Barca del ministero dell\u2019Economia e delle Finanze.<\/p>\n<p>\u00abLa questione che ci poniamo \u00e8 la seguente: \u00e8 possibile che un grande popolo civile e ingegnoso come l\u2019italiano, non debba essere capace di mobilitare tutti i suoi scienziati, i suoi tecnici, i suoi operai, i suoi braccianti; di unire in uno sforzo collettivo tutti ceti sociali interessati. \u00c8 possibile insomma unificare gli italiani onesti attorno ad un obiettivo comune, nazionale, di lavoro di sviluppo economico\u00bb.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Giuseppe Di Vittorio, segretario generale della Cgil, sessant\u2019anni fa formulava una strategia di sviluppo economico e civile del Paese, noto come \u00abPiano del lavoro\u00bb, in una situazione di profonda crisi economica e sociale, ereditata dal fascismo e dagli eventi bellici, e di duro scontro, ideologico e politico, sprigionato dalla guerra fredda e dalle logiche del muro contro muro.<br \/>\nLa proposta &#8211; avanzata a Genova nell\u2019ottobre del 1949 e definita in un convegno nazionale del febbraio 1950 a Roma &#8211; rappresent\u00f2 uno degli atti politici pi\u00f9 significativi della storia sindacale italiana post-bellica. Punti qualificanti del \u00abpiano\u00bb erano la nazionalizzazione delle imprese elettriche, la costituzione di un ente nazionale per le bonifiche, e per le trasformazioni fondiarie, un ampio progetto per l\u2019avvio di opere pubbliche, dalla strade alla casa, ed in particolare, alla scuola. Uno degli obiettivi della strategia elaborata da Di Vittorio era quello di alleggerire lo scontro sociale, che nel Mezzogiorno, ma anche in altre aree del Paese, assumeva caratteri drammatici per la presenza di oltre due milioni di disoccupati, senza contare altri milioni di lavoratori semioccupati.<br \/>\nCon questa singolare ed inedita scelta, il sindacato mobilitava il mondo del lavoro a sostegno della produzione, che diventava cos\u00ec un obiettivo vitale non solo per la classe imprenditrice, ma anche per il mondo del lavoro.<br \/>\nIl segretario della Cgil si era rivolto a giovani economisti, tra i quali Sylos Labini, ed aveva affidato a Vittorio Foa il coordinamento dell\u2019ufficio studi per i complessi problemi anche di natura sociale e culturale della proposta sindacale. L\u2019iniziativa di Di Vittorio attir\u00f2 l\u2019attenzione degli ambienti economici internazionali e l\u2019apprezzamento di Gunnar Myrdal, l\u2019economista svedese, vincitore del premio Nobel nel 1974, ed ebbe un immediato riflesso sul dibattito relativo alla questione meridionale. La proposta di attivare bonifiche e interventi di irrigazione, con l\u2019avvio dello \u00absciopero a rovescio\u00bb &#8211; operai, contadini, disoccupati, prestavano il loro lavoro, sistemando strade, letti di fiumi, scuole, terre incolte -, costituivano obiettivi di lotta nuovi e propositivi rispetto ai consueti scioperi che si risolvevano spesso in aspri conflitti con la forza pubblica.<br \/>\nIl \u00abPiano del lavoro\u00bb lambiva anche la scuola, un settore caratterizzato da una situazione di forte degrado per l\u2019assenza di decine di migliaia di aule, per i doppi turni degli orari e con un numero di alunni per classe elevatissimo; ma l\u2019aspetto pi\u00f9 sconcertante della condizione dell\u2019istruzione era l\u2019analfabetismo diffuso e l\u2019evasione scolastica che nelle elementari toccava un terzo degli aventi diritto. La formula coniata da Di Vittorio, che sollecitava la costruzione di scuole soprattutto al Sud &#8211; con lo slogan: \u00abLavoro per gli edili e per i maestri e istruzione per i bambini\u00bb -, alimentava speranze e fiducia in milioni di diseredati.<br \/>\nPer queste ragioni il \u00abPiano del lavoro\u00bb ebbe una rilevanza non solo politico-economica ma anche etica e culturale. Fu il tentativo di suscitare nelle classi lavoratrici le condizioni per reagire ad una situazione di subalternit\u00e0 ed al contempo di dichiarare \u00abguerra all\u2019ignoranza ed alla miseria\u00bb.<br \/>\nDi Vittorio indic\u00f2 una strada da seguire ponendo al centro dell\u2019azione sindacale la grande questione dei disoccupati ed interpretando i bisogni del Paese e della grande maggioranza dei cittadini. Il \u00abPiano\u00bb costitu\u00ec, tra l\u2019altro, un\u2019anticipazione dell\u2019idea di programmazione economica che in quegli anni rappresent\u00f2 un banco di prova per le forze politiche delle maggioranze di governo centriste. Con l\u2019avvio della Riforma agraria, con l\u2019istituzione della Cassa del Mezzogiorno e con il Piano Vanoni, al di l\u00e0 degli esiti che in taluni casi furono deludenti, le classi dirigenti dell\u2019Italia repubblicana tentarono comunque di dare risposte ai problemi della ricostruzione e dello sviluppo del Paese.<br \/>\nIn questo contesto, Vittorio Foa, che proveniva dal Partito d\u2019Azione e da una esperienza diversa da quella del segretario della Cgil, ha sostenuto che la figura di Di Vittorio s\u2019impose per la sua grande capacit\u00e0 di moderazione, di raffinata mediazione politica e soprattutto per \u00abla capacit\u00e0 di superare l\u2019immediatezza e affondare lo sguardo nei tempi lunghi\u00bb.<\/p>\n<p>Tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno, 22 gennaio 2010<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1950 Di Vittorio lanciava l&#8217;innovativa proposta AVVENIVA 60 ANNI FA &#8211; FU IL LEADER SINDACALE PUGLIESE A FORMULARE IL PROGRAMMA DI SVILUPPO ECONOMICO E CIVILE. 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