{"id":3024,"date":"2012-05-14T12:58:48","date_gmt":"2012-05-14T12:58:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/?p=3024"},"modified":"2013-07-13T14:06:14","modified_gmt":"2013-07-13T14:06:14","slug":"lattualita-del-film-indesiderabili","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/lattualita-del-film-indesiderabili\/","title":{"rendered":"L&#8217;attualit\u00e0 del film Indesiderabili"},"content":{"rendered":"<p>di\u00a0Ersilia Alessandrone Perona*<\/p>\n<p>Da circa vent\u2019anni gli studiosi documentano con crescente rigore scientifico la geografia e la storia, l\u2019antropologia e la sociologia dei <strong>campi di internamento di civili durante la seconda guerra mondiale<\/strong> in Europa. Viene portata alla luce una fitta rete di luoghi sconosciuti o rimossi dalle stesse popolazioni residenti, se ne documenta la funzione e la gestione da parte dello Stato, si analizzano le categorie di persone detenute, il rapporto fra internamento in quei luoghi e la successiva deportazione nei Lager nazisti. Per l\u2019Italia e la Francia, che qui ci interessano, mi limiter\u00f2 a ricordare le ricerche di Carlo Spartaco Capogreco, di Vito Antonio Leuzzi e di Denis Peschanski.<\/p>\n<p>Ricerche non facili, perch\u00e9 nella maggior parte dei casi <strong>anche le tracce di quei campi sono scomparse<\/strong>, sia dai luoghi stessi, sia dalla memoria. Esistono, naturalmente, nelle fonti ufficiali, nei dati dei ministeri, della Croce Rossa, che tuttavia non possono dire molto sulle <strong>condizioni di vita e sulla quotidianit\u00e0 dei campi<\/strong>. Le fonti che potrebbero documentarle, come<strong> gli scritti personali, non abbondano<\/strong>, a differenza di quanto \u00e8 avvenuto per i temi della deportazione politica e razziale e dell\u2019internamento militare in Germania. Per questo gli studiosi hanno fatto ricorso, quando possibile, alle testimonianze orali.<\/p>\n<p>La regista <strong>Chiara Cremaschi<\/strong> ha dovuto confrontarsi proprio con questa penuria di tracce per realizzare il film Indesiderabili, che parla di un campo di internamento femminile nella Francia meridionale, a <strong>Rieucros presso Mende<\/strong>, nel Dipartimento del Loz\u00e8re. Qui a partire dal novembre 1939 al febbraio 1942 furono rinchiuse fino a <strong>400 donne di et\u00e0 e nazionalit\u00e0 differenti<\/strong>, e dalle imputazioni pi\u00f9 distanti \u2013 dalle comuniste alle borsaneriste alle prostitute \u2013 tutte accomunate dall\u2019essere <em>ind\u00e9sirables<\/em>, cio\u00e8 potenzialmente pericolose per lo Stato francese.<\/p>\n<p>Lo <a href=\"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/come-ho-scoperto-il-campo-di-concentramento-femminile-di-rieucros\/\"><strong>spunto tematico<\/strong> suggerito da Bernardo Milano<\/a>, le interviste fatte alle due ultime ex prigioniere italiane ancora in vita, <strong>Baldina Di Vittorio e Giulietta \u201cLina\u201d Fibbi<\/strong>, il volume della storica <strong>Metchild Gilzmer<\/strong> sui campi d\u2019internamento femminili nel sud della Francia (1994), i ricordi di <strong>Teresa Noce<\/strong> che vi fu reclusa costituivano il punto di partenza, cui non corrispondeva altro, neanche i resti del campo stesso: \u201c<em>Non c\u2019era niente<\/em> \u2013 scrive Cremaschi dopo una visita a Rieucros. &#8211; <em>C\u2019\u00e8 la montagna, bellissima e verde [\u2026]. Solo che noi ci aspettavamo altro, non dico un monumento al dolore come ad Auschwitz, ma delle tracce, dei segni. [\u2026] Ho avuto un momento di sconforto: come facevo a fare un film senza avere immagini del posto, con solo due testimonianze e pochi documenti?<\/em>\u201d<\/p>\n<p>La cronaca di questa <strong>sfida<\/strong>, scritta dalla regista nel volume didattico che accompagna il film, rende opportunamente conto dei passi che l\u2019hanno portata a costruire un racconto documentato ed insieme efficace dal punto di vista cinematografico.<\/p>\n<p>Altrettanto istruttivo riguardo alla costruzione del film \u00e8 il resoconto dei <strong>contatti con i professionisti<\/strong> che hanno partecipato al progetto in modo creativo.<\/p>\n<p>La trama del film ha preso corpo grazie all\u2019<strong>incontro con persone dai ruoli diversi<\/strong>, in Italia, in Francia e in Germania, che fossero in grado di testimoniare sulla storia del campo, di procurare oggetti e documenti. Fra questi, risolutivi ai fini della narrazione, sono stati i <strong>disegni di un\u2019artista detenuta a Rieucros<\/strong>, Dora Schaul, che insieme a due compagne aveva schizzato con una verve venata d\u2019ironia le scene della vita quotidiana, e rievocato i momenti dell\u2019arresto e del trasferimento a Drancy e poi in Loz\u00e8re. Si tratta di documenti preziosi, che possono essere utilmente messi a confronto con altre rappresentazioni di campi di internamento civile, simili per l\u2019attenzione alla vita comunitaria (penso agli affreschi fatti dagli internati nelle stanze comuni del campo di Les Milles, Bouches du Rh\u00f4ne; o anche alle vignette sui compagni di confino disegnate a Ventotene da Ernesto Rossi su un famoso vassoio). Disegni ben <strong>diversi dalle rappresentazioni dei Lager<\/strong> che ci sono state trasmesse dai taccuini di tanti artisti deportati &#8211; Aldo Carpi, Ludovico Barbiano di Belgiojoso, Germano Facetti per ricordarne solo alcuni &#8211; che sono atti di scarna denuncia delle atrocit\u00e0 quotidianamente commesse nel sistema concentrazionario.<\/p>\n<p>Dal punto di vista cinematografico, \u00e8 efficace il ricorso alla <strong>presentazione animata dei disegni<\/strong>, che ne interpreta lo spirito di garbata ironia. In quanto documenti, i disegni costituiscono un <strong>collante narrativo<\/strong> non artificioso rispetto ai racconti delle testimoni, li confermano, consentono di coglierne i dettagli. Ma non costituiscono le tessere statiche di una sequenza documentaria, anzi <strong>trasformano la sequenza in racconto<\/strong>, proprio grazie alla modalit\u00e0 quasi infantile dell\u2019animazione.<\/p>\n<p>Nel dossier didattico le curatrici <strong>Giovanna Bertazzoli, Mirella Castagnoli e Alessandra Gaffurini<\/strong> partono dai documenti e dalle testimonianze per proporre temi da approfondire e su cui riflettere, anche alla luce del dettato costituzionale, come quelli dell\u2019emigrazione, o quello della specificit\u00e0 dei campi femminili, dei problemi e dei diritti legati ai corpi femminili. Sono tutte questioni importanti che aprono molteplici percorsi di ricerca.<\/p>\n<p>A questi vorrei aggiungerne un\u2019altra che mi pare meritevole di sviluppo, in relazione al tema del volume. \u00c8 quella dell\u2019esistenza, proprio <strong>nella nostra repubblica democratica<\/strong> e malgrado la Costituzione, di <strong>campi di detenzione di civili indesiderabili<\/strong>: si chiamano <strong>Centri di identificazione ed espulsione degli immigrati da paesi extracomunitari (CIE, ex CPT). <\/strong>Qui gli immigrati\u00a0possono restare rinchiusi per molti mesi, privati delle pi\u00f9 elementari libert\u00e0, non per aver commesso un reato, ma per non disporre di documenti. L\u2019ingranaggio burocratico appiattisce la variet\u00e0 dei casi individuali, sommergendo le attese e le speranze di chi ha rischiato la vita per avere un futuro ma anche di chi si era gi\u00e0 in qualche modo integrato. Presenti in tutta Europa, i Centri sono il risultato di una <strong>nozione confusa e difensiva di identit\u00e0 e alterit\u00e0<\/strong>, che contraddice i principi stessi da cui \u00e8 nata l\u2019idea di un\u2019Europa sovranazionale.<\/p>\n<p>Varrebbe la pena di <strong>partire dagli indesiderabili del passato per riflettere su quelli di oggi<\/strong>, e sui limiti della nostra idea di democrazia.<\/p>\n<p>* Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della societ\u00e0 contemporanea \u201cGiorgio Agosti\u201d- Torino<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.istoreto.it\">www.istoreto.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Ersilia Alessandrone Perona* Da circa vent\u2019anni gli studiosi documentano con crescente rigore scientifico la geografia e la storia, l\u2019antropologia e la sociologia dei campi di internamento di civili durante la seconda guerra mondiale in Europa. 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