{"id":2938,"date":"2013-04-18T11:07:53","date_gmt":"2013-04-18T11:07:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/?page_id=2938"},"modified":"2013-04-18T11:07:53","modified_gmt":"2013-04-18T11:07:53","slug":"saillant","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/saillant\/","title":{"rendered":"Il maestro (di Louis Saillant)"},"content":{"rendered":"<p>Nel novembre 1952, a Napoli, durante il III congresso della CGIL, Di Vittorio ed io fraternizzavamo, cos\u00ec come era divenuta consuetudine tra noi sin dal 1945, quando ci conoscemmo. A questa parola: fraternit\u00e0, noi ci si industriava di dare, in ogni nostro incontro, un senso vivo e corposo. Spirito di fraternit\u00e0 ponevamo nel lavoro che facevamo insieme; di fraternit\u00e0 erano colmi quei momenti di pausa nei quali lui \u2014 l&#8217;italiano \u2014 ed io \u2014 il francese \u2014 provavamo l&#8217;uno su l&#8217;altro e l&#8217;uno con l&#8217;altro la saldezza dei legami che stringono quella che noi siamo usi chiamare la grande famiglia dei lavoratori di tutto il mondo. A Napoli, dunque, cinque anni or sono, una delegazione di lavoratori napoletani, don\u00f2 un magnifico ritratto \u2014 un quadro ad olio \u2014 del nostro indimenticabile compagno. \u2014 Tu, compagno Presidente, vieni appena due o tre volte l&#8217;anno nel mio ufficio della F.S.M., \u2014 dissi a Di Vittorio mentre ne ammiravo il ritratto \u2014 Non \u00e8 bene, da parte tua&#8230;<br \/>\nDi Vittorio aveva immediatamente capito che io desideravo avere quel quadro che egli aveva nelle mani: rideva; e quel suo ridere gli illuminava il viso di un&#8217;espressione buona, fraterna. \u2014 Compagno segretario generale, non sar\u00f2 mai detto che io abbia voluto privarti della mia presenza, qui, al tuo fianco \u2014 mi disse con aria gioiosa. E mi consegn\u00f2 quel piccolo capolavoro, che oggi ha acquistato ai miei occhi un inestimabile valore.<\/p>\n<p>Nei giorni che seguirono il III congresso della CGIL, quel ritratto di Di Vittorio fu collocato nel mio ufficio di Vienna. Il 6 febbraio, la polizia austriaca, come sappiamo, occup\u00f2 i locali della F.S.M. per estrometterci: cos\u00ec avevano deciso le forze reazionarie internazionali. Il comandante del reparto di polizia (che forse aveva imparato il suo cattivo francese durante l&#8217;occupazione nazista della Francia tra il 1940 e il 1944) mi fece comprendere che dovevo abbandonare tutti gli oggetti che si trovavano nella mia stanza di lavoro. \u2014 Che cosa fate? \u2014 mi domand\u00f2 appena vide che staccavo dalla parete il ritratto di Di Vittorio. \u2014 Dato che parto io, il Presidente della F.S.M. parte con me \u2014 gli feci ironicamente. \u2014 Questo \u00e8 il ritratto del Presidente della F.S.M. ? \u2014 mi chiese lui con aria tra stupita e incredula. \u2014 E&#8217; ben pi\u00f9 che questo, caro signore. E&#8217; il ritratto di un vero uomo. Queste furono le parole con cui lo lasciai, fissandolo con aria grave, per fargli comprendere l&#8217;abisso di differenza che vi era tra ci\u00f2 che rappresentava lui e ci\u00f2 che rappresentiamo noi. Il poliziotto gir\u00f2 la testa e guard\u00f2 altrove, senza fierezza n\u00e9 arroganza: e, forse, con un po&#8217; di vergogna.<\/p>\n<p>Ho voluto raccontarvi questi ricordi, compagni che mi leggete, per due motivi, che si collegano agli insegnamenti che ci offre la vita, entusiasmante, di Giuseppe Di Vittorio, combattente proletario.<br \/>\nLa prima ragione \u00e8 che la frase che cos\u00ec spesso Di Vittorio pronunciava nei suoi discorsi: &#8220;<em>La nostra causa \u00e8 giusta!<\/em>&#8221; \u00e8 pregna di una significazione intensa. Non si tratta di un semplice volo oratorio: essa dice che la giustizia sta dalla nostra parte, che \u00e8 presente in ogni attimo del nostro combattimento. E&#8217; una frase che bisogna saper dire. Occorre, cio\u00e8, esser capaci di far trionfare l&#8217;idea che la giustizia, la semplice giustizia umana, la grande giustizia morale e sociale, sono valori di cui gli avversari della classe operaia non possono servirsi. Quando Di Vittorio proclamava: &#8220;<em>La nostra causa \u00e8 giusta!<\/em>&#8220;, era un uomo, un uomo vero che gettava in viso agli sfruttatori del popolo una sfida, con la quale annunciava la loro inevitabile disfatta e la nostra immancabile vittoria.<br \/>\nLa seconda ragione che mi ha fatto rievocare questi ricordi, \u00e8 l&#8217;ammaestramento che da essi viene: vivere militando al servizio della classe operaia e di tutto il popolo \u00e8 la vera scuola dove l&#8217;uomo attinge le vere forze capaci di fare di lui un vero uomo. Tale, mi pare, il maggiore insegnamento che scaturisce dalla vita di Giuseppe Di Vittorio. Un <em>uomo<\/em>, vero, vivo, a servizio di una causa giusta: ecco chi \u00e8 stato colui con il quale, durante gli ultimi dodici anni, ho condiviso responsabilit\u00e0 grandiose in seno alla Federazione Sindacale Mondiale, quegli che tutti noi rimpiangiamo, compagni italiani. Che ognuno di noi \u2014 al proprio posto, quale che sia, nelle file del movimento operaio internazionale \u2014 abbia il desiderio ardente di perpetuare il ricordo di lui portando avanti la missione storica alla quale egli si \u00e8 dato interamente, anima e corpo. Cos\u00ec Giuseppe Di Vittorio sar\u00e0 sempre con noi, in mezzo a noi.<\/p>\n<p>&#8220;Rassegna Sindacale&#8221;, a. 1957, nn. 21-22, pp. 603-604<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel novembre 1952, a Napoli, durante il III congresso della CGIL, Di Vittorio ed io fraternizzavamo, cos\u00ec come era divenuta consuetudine tra noi sin dal 1945, quando ci conoscemmo. 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