{"id":2809,"date":"2013-03-27T12:48:11","date_gmt":"2013-03-27T12:48:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/?page_id=2809"},"modified":"2013-03-27T12:48:11","modified_gmt":"2013-03-27T12:48:11","slug":"la-vera-storia-matteo-di-vittorio","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/giuseppe-di-vittorio\/il-mito-popolare\/testimonianze\/la-vera-storia-matteo-di-vittorio\/","title":{"rendered":"La vera storia (Matteo Di Vittorio)"},"content":{"rendered":"<p>Se noi vogliamo dire la vera storia proprio di Giuseppe Di Vittorio \u00e8 una storia che commuove gli animi. E questo \u00e8 particolarmente che sia di insegnamento a loro giovani.<\/p>\n<p>(&#8230;) Giuseppe Di Vittorio quand\u2019era ragazzo era orfano di padre. Aveva una mamma, che era sorda pure, aveva una sorella, sposata. E lui che andava a lavorare nei campi. la scerpatura dell\u2019erba, con la falce in mano a mietere il grano, a cogliere i covoni nei campi, con la zappa a coltivare la terra, a coltivare i vigneti. Per\u00f2 aveva un istinto naturale di se stesso:quello della lotta dei lavoratori in generale. E nel mentre si lavorava cos\u00ec e allora si sentiva la voce di Giuseppe Di Vittorio in mezzo a centinaia di contadini che lavoravano con la zappa. Non possiamo dimenticare un grande uomo di coscienza, un uomo di fede, un vero padre e li faceva da padre Giuseppe Di Vittorio. Pavoncelli quando sentiva il nome di Giuseppe Di Vittorio tremava! Quando si presentava Giuseppe Di Vittorio tutto gli veniva accordato a Giuseppe Di Vittorio in favore dei lavoratori. E c\u2019era un guardiano della amministrazione Pavoncelli che l\u2019aveva con lui a lavorare e che stava a zappare, li faceva comodo, gli faceva piacere di ascoltare la voce di Giuseppe Di Vittorio in mezzo a tutti i contadini, alla campagna, all\u2019aperto cos\u00ec. Che cosa gli diceva: &#8220;Peppino lascia la zappa. Si metta l\u00ec pi\u00f9 avanti e che tu puoi parlare che tutti ti possono ascoltare mentre lavorano&#8221;. Sa che cosa significava questo? Per un uomo anziano e faceva servizio perch\u00e8 faceva bisogno di pane, di portare il pane a casa sua. Poi si ritirava alla masseria, nelle aziende diciamo cosi, l\u2019epoca che fu allora specie di feudalismo come l\u2019amministrazione Pavoncelli 2, che solamente qui a Cerignola aveva oltre seimila ettari di terreno di propriet\u00e0, oltre a quei tredicimila nella provincia di Caserta, a Mondragone, altri tredicimila ettari di terreno l\u00ec di propriet\u00e0. Un azionista della Viscosa di Roma; una banca a suo nome l\u2019amministrazione Pavoncelli su Venezia.<\/p>\n<p>Era un colosso Pavoncelli. Per\u00f2, Giuseppe Pavoncelli quando ascoltava o si presentava Giuseppe Di Vittorio per l\u2019occupazione dei contadini, per I\u2019aumento del salario, per la diminuzione delle ore di lavoro&#8230; perch\u00e8 era brutale, era animalesco &#8211; diceva lui &#8211; sfruttare un uomo dalla mattina che spunta il sole sino a quando tramonta il sole. E allora venne la questione delle famose otto ore e via di seguito e che adesso si sono ridotte a cinque, a sei ore n\u00e8 pi\u00f9 n\u00e8 meno. Per\u00f2 Giuseppe Di Vittorio ha sostenuto queste cause, ma erano delle cause che nascevano da se stesso, dal suo animo, dal suo comportamento, dal suo io personalmente, perch\u00e8 effettivamente aveva vissuto, stava attaccato e viveva tutti i giorni assieme con i contadini, conosceva le esigenze di tutti quanti i lavoratori. No solamente dei contadini, ma prendeva parte di tutti quanti e questa era una grande soddisfazione che quest\u2019uomo qui non ha mai cessato, non si \u00e8 dato mai indietro, non si \u00e8 mai rifiutato di fronte a nessuno per quanto se ne trattava di fare, di prendere la difesa e di condurre i lavoratori alla lotta contro al capitalismo, contro agli agrari, contro agli industriali, contro a tutti quanti. Giuseppe Di Vittorio non si \u00e8 mai tirato indietro.<\/p>\n<p>(&#8230;) Ora, per dire, la vita di Giuseppe Di Vittorio \u00e8 conosciuta da tutti quanti. Si era infiltrato attraverso la lettura, attraverso i contatti, attraverso la praticit\u00e0, perch\u00e8 lui viveva proprio dal lavoro. Non \u00e8 per esempio che guardava che quelli lavoravano e lui no. No, aveva la zappa in mano anche lui, si sacrificava anche lui a lavorare con gli altri. La sera di pi\u00f9, quando lui &#8211; perch\u00e8 allora non c\u2019erano i mezzi di oggi, i mezzi celeri per ritornare in citt\u00e0 &#8211; si viveva in campagna, nelle grandi aziende specialmente i Pavoncelli, i baroni Manfredi, il barone Zezza, Casimiro Cirillo e compagnia bella, queste grandi ditte. Avevano delle masserie, avevano delle cafonerie e si viveva l\u00ec, in campagna, si dovevano mangiare quella fetta di pane e se ci riuscivano ad avere un po\u2019 d\u2019acqua calda da sopra e se ci potevano mettere una goccia d\u2019olio sopra. Ma quando aveva finito di mangiare quello l\u00ec si metteva da parte in un cantuccio, c\u2019aveva il cero, se lo portava da casa, se li portava assieme con lui, si portava i libri in campagna, si metteva in un cantuccio l\u00ec e leggeva e studiava. Cercava sempre di capire e d\u2019ingrandire, sempre di pi\u00f9 delle esigenze della classe lavoratrice, di come effettivamente venivano sfruttati da questi signori qui. E questo era Giuseppe Di Vittorio che si ribellava a queste leggi ingiuste e che effettivamente scendeva in mezzo alle piazze assieme ai lavoratori. Scioperavano, sino a quando effettivamente venivano accolte le richieste di tutti quanti i lavoratori.<\/p>\n<p>(&#8230;) Giuseppe Di Vittorio quando parlava, parlava per la giustizia umana, per evolvere sempre di pi\u00f9 le esigenze dei lavoratori, dare quel contributo necessario che il lavoratore poteva vivere. Questo lavoratore di avere un guadagno sicuro, continuo, per il bene della famiglia, per i figlioli e via di seguito; di dare un\u2019educazione ai figli a far s\u00ec che questi ragazzi avessero un\u2019educazione, che non l\u2019hanno mai avuta, che non l\u2019hanno mai avuta. (&#8230;) Il 1914 in Piazza del Carmine ha tenuto un comizio che c\u2019era una folla e Cerignola non era ieri quella di oggi. Cerignola aveva appena 21-22 mila abitanti3. C\u2019era una folla di gente l\u00ec che era I\u2019invidia di tutti quanti gli agricoltori di Cerignola, tutti guardavano a questo ragazzo, che aveva 18 anni 4 questo ragazzo che parlava per [con] una parola chiara, limpida, esplicita a tutti quanti, invitava. Non che li agitava, invitava il popolo a sostenere le lotte, a far s\u00ec che questa gente qui capisse la necessit\u00e0 dei lavoratori, e venissero incontro alle esigenze dei lavoratori. Non da maltrattarli, da vituperarli, di buttarli via come se fossero degli stracci, degli animali. No. Lui voleva che effettivamente la societ\u00e0 si doveva redimersi, si doveva civilizzare. Voleva che effettivamente questi lavoratori fossero trattati veramente da lavoratori, perch\u00e8 loro, noi, tutti quanti i lavoratori siamo stati la ricchezza e lo saremo sempre la ricchezza della nazione.<\/p>\n<ol>\n<li>La testimonianza \u00e8 riportata (alcuni brani) nel disco Il sole si \u00e8 fatto rosso. Giuseppe Di Vittorio, cit., pp. 9, 12, 15 del fascicolo allegato e integralmente in R. Cipriani, G. Rinaldi, P. Sobrero, Il simbolo conteso&#8230;, cit., pp. 94-96.<\/li>\n<li>Questa affermazione \u00e8 da intendersi nel senso che l&#8217;amministrazione Pavoncelli, proprio perch\u00e8 di tipo moderno e avanzato e perfettamente rispondente a criteri di produzione e profitto capitalistico, era rivolta al massimo sfruttamento della manodopera salariata; quindi amministrazione feudale perch\u00e8 collegata nella memoria del bracciante al periodo pi\u00f9 spietato e disperato per i lavoratori della terra, non pi\u00f9 ad essa legati insieme alla propriet\u00e0 dei mezzi di produzione e ancora impotenti a sviluppare forme di resistenza e di lotta per riscattare la propria condizione.<\/li>\n<li>Nel 1914 Cerignola aveva una popolazione di quasi 40.000 abitanti.<\/li>\n<li>Se il riferimento \u00e8 al comizio del 1914 in cui Di Vittorio sostenne la linea interventista nel conflitto mondiale, Di Vittorio non aveva 18 ma 22 anni.<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>Matteo Di Vittorio (n. 1903), operaio agricolo specializzato<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se noi vogliamo dire la vera storia proprio di Giuseppe Di Vittorio \u00e8 una storia che commuove gli animi. 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