{"id":2709,"date":"2013-03-27T10:47:59","date_gmt":"2013-03-27T10:47:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/?page_id=2709"},"modified":"2013-03-27T12:26:40","modified_gmt":"2013-03-27T12:26:40","slug":"di-vittorio-luomo-di-massa","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/centro-di-documentazione\/testi-su-giuseppe-di-vittorio\/di-vittorio-luomo-di-massa\/","title":{"rendered":"Di Vittorio: l&#8217;uomo di massa (di Davide Lajolo)"},"content":{"rendered":"<p><em>di Davide Lajolo<\/em><\/p>\n<p>Dire Giuseppe Di Vittorio significa dire l&#8217;uomo pi\u00f9 semplice e il pi\u00f9 straordinario proprio perch\u00e9 n\u00e9 il viaggio da Cerignola attraverso il mondo, n\u00e9 la notoriet\u00e0, la responsabilit\u00e0, la popolarit\u00e0, n\u00e9 il potere cambiarono uno solo dei suoi slanci umani, la sua adamantina coscienza di lavoratore, il suo essere ora per ora, nel corso di tutta la vita, un militante rivoluzionario.<\/p>\n<p>I suoi nemici erano l&#8217;ingiustizia, il bisogno, l&#8217;analfabetismo, la violenza, la prepotenza, l&#8217;alterigia, il potere usato ai danni degli altri. I suoi avversari erano coloro che si schieravano dietro queste cause sbagliate. Il suo spirito di classe non consisteva nell&#8217;odiarli ma nell&#8217;escogitare i modi e le forme per batterli. Tenace, inflessibile nella disciplina durante la lotta, era intransigente nei principi giusti per cui portava milioni di uomini a battersi ma sempre, anche nei momenti pi\u00f9 drammatici, egualmente intransigente nel rispetto dell&#8217;uomo, della vita altrui. Non combatteva per l&#8217;annientamento degli avversari ma perch\u00e9 cambiassero le cose sbagliate, non voleva vincere per affermare la forza del sindacato ma per gli interessi materiali e morali dei lavoratori.<\/p>\n<p>Era cresciuto in mezzo agli sfruttati diventando adulto all&#8217;et\u00e0 di sette anni e mezzo. Accompagnava lungo la strada di casa il padre che tentava di rimettersi a camminare dopo oltre un mese di malattia per essere stato sorpreso dall&#8217;alluvione nella masseria in cui era fattore. Aveva resistito nell&#8217;acqua fino al collo tutta la notte per salvare le bestie del padrone. Peppino d&#8217;improvviso sent\u00ec la mano del padre che bruciava ancora per la febbre allentarsi, vide quel corpo gigante appoggiarsi al muro per non crollare: &#8220;Peppino, ora tocca a te. Sei ancora piccino, ma hai testa. Io devo andare: quando un uomo non serve pi\u00f9 per la sua famiglia non pu\u00f2 continuare a tenere posto in casa&#8221;. Il padre mor\u00ec il giorno seguente. Il mattino dopo i funerali, Peppino, il piccolo &#8220;cafone&#8221;, a sette anni e mezzo era gi\u00e0 bracciante.<\/p>\n<p>Divent\u00f2 uomo all&#8217;et\u00e0 di dodici anni, quando lui e Ambrogio, un ragazzo della sua stessa et\u00e0, marciando in testa ad un corteo di braccianti in sciopero per chiedere una razione in pi\u00f9 di &#8220;acquasala&#8221; per bagnare il pane secco, furono al centro della sparatoria delle guardie regie. Ambrogio cadde ai suoi piedi: aveva ancora un pezzo di pane secco in una mano. Peppino gli si butt\u00f2 sopra a chiamarlo dalla morte ma un vecchio bracciante lo afferr\u00f2 alle spalle: &#8220;Alzati Peppino: Ambrogio ha finito di avere fame&#8221;.<\/p>\n<p>Mentre scrivo ho davanti il volto quadrato di Di Vittorio, gli occhi penetranti e luminosi, il colore terreo della pelle, le rughe intorno alla bocca e apro con lui a bruciapelo il discorso nel linguaggio incorrotto che si ha tra vita e memoria, non badando agli arrampicatori sugli specchi che grideranno alla retorica: &#8220;Caro Di Vittorio \u00e8 tempo di dissacrazione, di contestazione, di grinta all&#8217;esterno e di cinismo dentro l&#8217;anima. Per alcuni tipi che hanno un certo seguito ormai chi non osserva queste regole \u00e8 fuori tempo, s&#8217;attarda nel passato invece di distruggerlo senza piet\u00e0. Tu invece hai saputo costruire qualcosa ogni giorno, hai resistito ai tempi lunghi, adesso \u00e8 tutto diverso per i cosiddetti teorici supersinistri. La rivoluzione s&#8217;ha da fare subito come se fosse uno sberleffo, chi non si mette la berretta rivoluzionaria \u00e8 un rassegnato, un conservatore. La grinta consiste nella distruzione dei sentimenti, degli ideali, della storia appassionata degli uomini. Lo so, c&#8217;erano anche nei tuoi tempi i teorizzatori di queste sciocchezze: oggi sono aumentati ma soprattutto riescono ad attrarre troppi giovani in buona fede, loro che si limitano, ben pagati, a fare i sanculotti della penna.<\/p>\n<p>&#8220;Un gesto isolato di violenza, una bestemmia, una massima rubata a Lenin o a Mao diventano un atto di coraggio che d\u00e0 il diritto di irridere a chi ha combattuto una vita e ancora combatte. La furbizia ha sostituito l&#8217;innocenza, il tradimento, la fedelt\u00e0. La moda \u00e8 di dissacrare a tutti i costi, non le cose spregevoli ma gli ideali pi\u00f9 belli, come la costanza nella lotta&#8221;.<\/p>\n<p>Di Vittorio allarga il petto in quel gran respirare che gli era naturale nei momenti decisivi. Mi mostra che sul petto non ha medaglie, n\u00e9 segni d&#8217;onore, n\u00e9 distintivi, mi mostra le mani che sono ancora spesse come quelle dei suoi fratelli braccianti di Cerignola, mi ricorda con la voce ferma che suo figlio \u00e8 nato nel magazzino della Camera del Lavoro di Bari, perch\u00e8 non avevano casa e ai dolori del parto della moglie s&#8217;accompagnavano gli spari dei fascisti che volevano bruciare la sede dei lavoratori: &#8220;Vindice, questo \u00e8 il nome che allora io ho scelto per lui, \u00e8 nato cosi&#8221;. E Vindice \u00e8 finito su una sedia a rotelle per tutta la vita, perch\u00e9 colpito alla spina dorsale mentre nel &#8217;45 combatteva con i maquis in Francia contro il fascismo.<\/p>\n<p>&#8220;Non stancatevi di parlare con i giovani, anche se vogliono dissacrare, anche se tentano di sputare in faccia ai maestri. La costanza della classe operaia li conquister\u00e0. Invece per i rivoluzionari a parole, i mestatori di professione non vale perdere un solo minuto di tempo. Quando la carovana passa i cani abbaiano sempre. Ricorda a tutti che sono caduto lavorando, parlando ai lavoratori di Lecco, discutendo con loro perch\u00e8 i figli degli uomini nascessero, crescessero e vivessero da eguali&#8221;.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 io canto Di Vittorio senza preoccuparmi delle baie dei cinici. Canto l&#8217;uomo cui l&#8217;avversario De Gasperi proprio nel giorno della proclamazione della Repubblica durante una manifestazione davanti al Viminale, ebbe a dire: &#8220;Caro Di Vittorio, il governo effettivo sei tu&#8221;. Canto all&#8217;uomo che \u00e8 morto povero com&#8217;era nato, non lasciando neppure un vestito in pi\u00f9 o un paio di scarpe di ricambio. Dico con il vecchio sindacalista democristiano Butt\u00e8: era un apostolo. Dico con il giornalista Gorresio, che pure teme l&#8217;usura delle parole: \u00e8 il principe del sindacalismo della nostra et\u00e0.<\/p>\n<p>Quelli che oggi gridano contro il sindacato come generatore dell&#8217;assenteismo dovrebbero capire di mentire ricordando che Di Vittorio, &#8220;profeta non disarmato&#8221; del sindacato unitario di oggi, in tempi ancora pi\u00f9 duri, anzich\u00e8 gli scioperi generali a catena o l&#8217;assenteismo propose al Paese distrutto dalla guerra e dalle divisioni politiche quel &#8220;Piano del lavoro&#8221; che chiedeva anche agli operai di fare la loro parte di sacrifici per guarire le ferite che il fascismo dei capitalisti aveva inferto al Paese e proprio inventando gli scioperi alla rovescia cre\u00f2 lavoro anche per i disoccupati. Alle &#8220;Reggiane&#8221;, invece di incrociare le braccia, producevano trattori e i lavoratori del Polesine, anche senza paga, costruivano gli argini del Po.<\/p>\n<p>L&#8217;astensionismo \u00e8 fuga dalla lotta ed \u00e8 invenzione di quegli stessi che hanno protetto il crumiraggio. Di Vittorio ha dimostrato che il lavoratore non fugge, lotta a viso aperto, paga di persona. Chi tenta di trasferire la tattica della molotov o dell&#8217;insulto spacciato per ideologia dalla strada alla fabbrica, non pu\u02dc non ricordare che uomini come Giuseppe Di Vittorio, Achille Grandi e Bruno Buozzi hanno sconfitto il fascismo per costruire un sindacato come movimento di massa pi\u00f9 cosciente, unitario e leale. I bollori rivoluzionari dei pochi si spengono sempre al servizio dei padroni.<\/p>\n<p>La vita di Di Vittorio \u00e8 stata un esempio costante di fatti: l&#8217;itinerario di un combattente capace non solo di riconoscere i suoi errori ma di estirparli. Egli si identificava sempre con il popolo. Si batt\u00e8 per la libert\u00e0 con il fucile in mano quando fu necessario con il cuore e il cervello sempre tesi a costruire non a distruggere.<\/p>\n<p>Sui cartelli che i giovani oggi alzano davanti alle universit\u00e0 nelle strade e nelle piazze dovrebbe campeggiare pi\u00f9 in alto di altri il volto umano del rivoluzionario Di Vittorio. La nostra storia deve essere riscritta nella verit\u00e0. Questo bracciante ha fatto davvero l&#8217;unit\u00e0 d&#8217;Italia fra i lavoratori con lo slancio ideale di Mazzini, l&#8217;azione coraggiosa di Garibaldi, la tessitura paziente di Cavour, trasformando la fittizia unit\u00e0 sulla carta risorgimentale in una realt\u00e0 viva di popolo.<\/p>\n<p>Tratto da:\u00a0 DAVIDE LAJOLO, I Rossi, Rizzoli, Milano 1974, pp. 76-80<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Davide Lajolo Dire Giuseppe Di Vittorio significa dire l&#8217;uomo pi\u00f9 semplice e il pi\u00f9 straordinario proprio perch\u00e9 n\u00e9 il viaggio da Cerignola attraverso il mondo, n\u00e9 la notoriet\u00e0, la responsabilit\u00e0, la popolarit\u00e0, n\u00e9 il potere cambiarono uno solo dei suoi slanci umani, la sua adamantina coscienza di lavoratore, il suo essere ora per ora,\u2026 <span class=\"read-more\"><a href=\"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/centro-di-documentazione\/testi-su-giuseppe-di-vittorio\/di-vittorio-luomo-di-massa\/\">Leggi tutto &raquo;<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":230,"menu_order":2,"comment_status":"closed","ping_status":"open","template":"centro-documentazione.php","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-2709","page","type-page","status-publish","hentry"],"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2709","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2709"}],"version-history":[{"count":5,"href":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2709\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2724,"href":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2709\/revisions\/2724"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/230"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2709"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}