{"id":2181,"date":"2012-07-02T16:00:41","date_gmt":"2012-07-02T16:00:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/?page_id=2181"},"modified":"2013-03-27T12:23:32","modified_gmt":"2013-03-27T12:23:32","slug":"joris-ivens-il-canto-dei-fiumi","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.casadivittorio.it\/cdv\/centro-di-documentazione\/risorse\/filmati\/joris-ivens-il-canto-dei-fiumi\/","title":{"rendered":"Joris Ivens, &#8220;Il canto dei fiumi&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Nel documentario di Joris Ivens &#8220;Il canto dei fiumi&#8221; del 1954 \u00e8 inserito l&#8217;intervento di Giuseppe Di Vittorio durante il Congresso della Federazione Sindacale Mondiale a Vienna nel 1953. Lo stralcio finale dell&#8217;intervento, estratto dalla colonna sonora, \u00e8 contenuto nel disco &#8220;Il sole si \u00e8 fatto rosso. Giuseppe Di Vittorio&#8221; delle Edizioni Bella Ciao\/Dischi del sole, Milano 1979.<br \/>\nDi seguito la scheda del film, una recensione e la biofilmografia di Ivens:<\/p>\n<p>IL CANTO DEI FIUMI<br \/>\nAnno 1954<\/p>\n<p>Titolo originale DAS LIED DER STROME<\/p>\n<p>Produzione HANS WAGNER per DEFA, BERLINO, in collaborazione con la F.S.M.<\/p>\n<p>Regia<br \/>\nJORIS\u00a0 IVENS\u00a0 (George Henri Anton Ivens\u00a0 1898-1989, Nijmegen, Paesi Bassi)<\/p>\n<p>Sceneggiatura<br \/>\nJORIS\u00a0 IVENS, VLADIMIR\u00a0 POZNER<\/p>\n<p>Fotografia<br \/>\nANATOLI\u00a0 KOLOSCIN, ERICH\u00a0 NITZSCHMANN, MAXIMILIAN\u00a0 SCHERER, SACHA\u00a0 VIERNY<\/p>\n<p>Musiche<br \/>\nDMITRIJ\u00a0 SHOSTAKOVICH<\/p>\n<p>Montaggio<br \/>\nELLA\u00a0 ENSINK, TAUTE\u00a0 WISCNEWSKI<\/p>\n<p>Assistenti alla regia:<br \/>\nJOOP HUISKEN, ROBERT MENEGOZ<\/p>\n<p>Per la fotografia operatori di 15 Paesi<\/p>\n<p>Commento:<br \/>\nVLADIMIR POZNER<\/p>\n<p>Testo della canzone:<br \/>\nBERTOLT BRECHT e SEMION KIRSANOW, cantata da P. ROBESON<\/p>\n<p>[Da <a href=\"http:\/\/www.cinematografo.it\/\">www.cinematografo.it<\/a> ]<\/p>\n<h4>Recensione di Veronica Flora<\/h4>\n<p>[\u2026] Ne Il canto dei fiumi (1954), il movimento rotatorio con cui le mani di un uomo plasmano un vaso evoca l\u2019immagine di un gruppo di pescatori che sembrano danzare; i campi di grano mossi dal vento assumono le movenze dei grandi fiumi del pianeta, dal Rio delle Amazzoni al Mississipi, ricordando le masse operaie che s\u2019incontrarono nel 1953 al Congresso della Federazione sindacale mondiale, che Ivens fu incaricato di raccontare. Per eccesso di coinvolgimento ideologico, Ivens rende ingombranti alcune sequenze filmiche, legate alla committenza di partito (come ad es. quelle che descrivono il dibattito del Congresso dei sindacati come un inno alla fratellanza e alla convergenza delle idee, sorvolando sui contrasti esistenti). Tuttavia, segno di riconoscimento del suo cinema resta l\u2019intensit\u00e0 poetica, incontrata nel realismo hemingwayano che affiora dalle immagini dei volti dei lavoratori e delle loro storie, nella sua volont\u00e0 di esporsi, anche in tarda et\u00e0, scoprendo le proprie paure &#8211; prima fra tutte quella della morte &#8211; infine nel racconto del suo rapporto sofferto (tra adesione e contestazione) con altre culture &#8211; in particolare quella cinese.<br \/>\n[Da una recensione di Veronica Flora in <a href=\"http:\/\/www.cinemavvenire.it\/\">www.cinemavvenire.it <\/a>]<\/p>\n<h4>Recensione da Mymovies<\/h4>\n<p>JORIS\u00a0 IVENS &#8211; Figlio di un fotografo, si familiarizz\u00f2 ben presto con la tecnica cinematografica. Esord\u00ec nella regia con Il ponte (1927) e Pioggia (1929), due cortometraggi, dove il formalismo si univa con un delicato lirismo. Ad essi fece seguito I frangenti (1929), unico film a soggetto girato dal grande documentarista. Successivamente, seguendo le sue convinzioni politiche, si dedic\u00f2 quasi esclusivamente al documentario sociale e politico. Gir\u00f2 il mondo per filmare i diversi aspetti della lotta degli uomini per il progresso sociale e civile. Dopo aver esaltato la giovent\u00f9 comunista russa in Komsomol o Il canto degli eroi (1932), realizza in patria Zuiderzee (1930-34), comunemente considerato il suo capolavoro, nel quale al tema dell\u2019esaltazione del lavoro compiuto dall\u2019uomo per strappare la terra al mare si connette quello della protesta per le condizioni di lavoro. In Belgio gira Borinage (1933) che filma le misere condizioni di lavoro dei minatori; in Spagna documenta la tragedia della guerra civile in Terra spagnola (1937), con commento di E. Hemingway; in Cina riprende l\u2019eroica resistenza di quel popolo ai giapponesi in I 400 milioni (1939); negli USA e in Canada durante la guerra, firma tra l&#8217;altro, con Lewis Milestone, Our Russian Front (1941) e collabora alla serie Perch\u00e9 combattiamo di Frank Capra. Nel dopoguerra acuisce il suo impegno sociale e politico: ovunque vi sono degli oppressi da difendere o delle rivoluzioni da fare, egli si sente attratto, impegnato a scoprire la profonda umanit\u00e0 che ogni lotta nasconde. Si interessa all\u2019entusiasmo che anima i nuovi Stati comunisti con I primi anni (1947-49), Carnet di viaggio (1960) e Popolo armato (1961) su Cuba. Abbraccia le speranze delle associazioni pacifiste e antimilitariste internazionali con La pace vincer\u00e0 la guerra (1951) e L\u2019amicizia vincer\u00e0 (1952); si interessa ai problemi dei nuovi popoli che si affacciano sulla scena mondiale con L\u2019Indonesia chiama (1946) e Domani a Nanguila (1960); dedica molte energie alla guerra vietnamita girando il Il cielo, la terra (1965), Il diciassettesimo parallelo (1967) e Il popolo e i suoi fucili (1969) ambientato in Laos.<br \/>\nNon dimentica neppure di gettare uno sguardo sulla realt\u00e0 dell\u2019Europa girando, chiamato da Enrico Mattei, il documentario televisivo L\u2019Italia non \u00e8 un paese povero (1959). L\u2019impegno politico militante non spegne la sua vena lirica che ha modo di esprimersi in lungometraggi come Il canto dei fiumi (1954-55, a cui collaborano Brecht, Shostakovic, Robeson, Pozner), A Valparaiso (1963), La Senna incontra Parigi (1957, ispirato da una poesia originale di Pr\u00e8vert) o Le mirtral (1964) in cui l\u2019amore per tutto ci\u00f2 che \u00e8 umano trasforma il grande documentarista in un autentico poeta della macchina da presa. Torna a interessarsi della Cina e della sua rivoluzione negli anni Settanta girando un\u2019opera complessa e militante Come Yukong rimosse le montagne (1973-75). Ancora la Cina e i suoi magnifici paesaggi sono i protagonisti dell\u2019ultimo lirico e straordinario lungometraggio Io e il vento (1988).<br \/>\n[Da\u00a0 <a href=\"http:\/\/www.mymovies.it\/\">www.mymovies.it<\/a> ]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel documentario di Joris Ivens &#8220;Il canto dei fiumi&#8221; del 1954 \u00e8 inserito l&#8217;intervento di Giuseppe Di Vittorio durante il Congresso della Federazione Sindacale Mondiale a Vienna nel 1953. Lo stralcio finale dell&#8217;intervento, estratto dalla colonna sonora, \u00e8 contenuto nel disco &#8220;Il sole si \u00e8 fatto rosso. 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