Indesiderabili: il racconto delle autrici

di Paola Rota

Quando Chiara mi ha chiesto di partecipare a questo progetto ero un po’ titubante, non sapevo niente della storia del campo di Rieucros e credevo di non essere sufficientemente preparata per affrontare questo argomento. Poi ho iniziato a fare le prime ricerche storiche e a immergermi nel bellissimo libro “Rivoluzionaria Professionale” di Teresa Noce e subito sono rimasta catturata dalle storie di queste donne, dalla loro forza, dal loro coraggio. Il mio è stato un approccio di “cuore”, nonostante le numerose difficoltà trovate nel percorso di ricerca: Rieucros è una storia che pochi conoscono e ricordano, non ho mai smesso di pensare che comunque il documentario si sarebbe fatto. Il ritrovamento dei disegni di Dora Shaul e di Sylta Butte è stato molto importante. L’animazione di questi schizzi ci ha permesso di riuscire a raccontare la vita del campo e di contestualizzare le interviste a Baldina Di Vittorio, Lina Fibbi, Pauline Talens-Perì e alle altre testimoni.

Rieucros era una storia dimenticata e sono contenta che questo piccolo documentario riesca a farla rivivere.

 

di Giovanna Lopalco

Il mio incontro con Chiara e il progetto “Indesiderabili” è stato inanzitutto un incontro con un universo politico e femminile.

Anch’io, come queste donne, porto sempre con me un piccolo quaderno con pagine bianche dove appunto immagini, pensieri, piccoli schizzi, scarabocchi, e quando ho visto il premontato con questi disegni così intimi e un pò naif, mi sono sentita immediatamente coinvolta e quasi commossa, riconoscendomi nello stesso spirito di appuntare pezzi di vissuto. In modo naturale e spontaneo io e Chiara abbiamo stabilito subito un’ intesa. Era chiaro per entrambe che l’animazione doveva essere uno strumento utile al racconto e che rendere in movimento queste pagine non doveva essere un virtuosismo, ma una scelta coerente rispetto al documentario.

D’altra parte bisognava muoversi delicatamente per non alterare la natura dei disegni di Dora, Flora, Sylta, tutti e tre molto differenti.

Ho scelto di lavorare in découpage digitale animando molto semplicemente, ma efficacemente, per descrivere pezzi di vita quotidiana ed emozioni.

Nel analizzare disegno per disegno, a volte ricostruendone meticolosamente i pezzi mancanti, scomponendo personaggi, ambienti, era quasi come ritrovarsi a ridisegnare con la mano e gli occhi di un’altra persona, e quasi avevo la sensazione di identificarmi in un segno, una macchia, una piccola incertezza che poi rende vivo un disegno.

Collaborare a questo progetto è stato molto interessante perché ho avuto la possibilità di confrontarmi con un linguaggio differente come quello del documentario, è stato un respiro a pieni polmoni, un momento di crescita professionale e di dialogo con un altro approccio al cinema tante volte un po’ sconosciuto a un giovane che si avvicina all’universo dell’animazione italiana.

 

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