Leggere Di Vittorio

Leggere Di Vittorio

Brani di discorsi ufficiali, ma anche testimonianze e ricordi privati, interventi alla Costituente, ma anche il tono pubblico, eppure intimo, umano, dei discorsi tenuti ai militanti, alle donne della Cgil. Fino al discorso tenuto agli attivisti di Lecco, nel 1957, poche ore prima di morire: “Voi sapete bene che io non provengo dall’alto, provengo dal basso. Tutto quello che voi fate, che voi soffrite, di cui qualche volta anche avete soddisfazione, io l’ho fatto. Gli attivisti del nostro sindacato, però, possono avere la profonda soddisfazione di servire una causa veramente alta”.

 

Leggere Di Vittorio significa avere di fronte un estesissimo panorama del sindacalismo e della vita politica italiana, che va dagli anni Dieci agli anni Cinquanta; tanto più illuminato dalle ampie idee di sintesi di cui era capace la sua esperienza e la sua umanità.

 

In tante crisi storiche e politiche rimane costante il suo insegnamento, che Luciano Lama riassume così: “Il sindacato non è soltanto una fabbrica di politiche rivendicative; esso è anche una scuola di vita, una sorgente di cultura, uno strumento di emancipazione civile e morale della gente che lavora”.

 

Nella lettura vengono in luce i momenti fondamentali di questo percorso storico. Il progetto di un sindacato che sia confederale, la preminenza data alla questione dell’unità sindacale dei lavoratori italiani (anche quando venne in ogni modo ostacolata), l’idea di un Piano del lavoro che rendesse protagonisti i lavoratori nell’avvenire industriale e produttivo italiano, il grande fondamento della democrazia e dei diritti costituzionali, precisati in uno Statuto dei lavoratori. Sono tutte idee che appaiono oggi connaturate alla fisionomia della Cgil – la grande Cgil, che mobilita tutte le categorie, che è in grado di organizzare manifestazioni di milioni di persone sulle grandi questioni di principio.

 

Ma leggere oggi Di Vittorio è anche un’operazione di ecologia politica, per fare il punto sui grandi principi del lavoro e della democrazia. Oggi il lavoro sta cambiando radicalmente le sue forme – il concetto stesso di “lavoro” si sta trasformando in modo irreversibile. Il metodo di Di Vittorio, come appare nei momenti più duri della vita nazionale, è senz’altro attuale: i più radicali cambiamenti di prospettiva devono essere giudicati e governati tenendo fermi i principi fondamentali della democrazia.

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