Giuseppe Di Vittorio contro le leggi razziali

Due articoli da “La Voce degli Italiani”, 7 e 13 settembre 1938

All’indomani dell`emanazione delle leggi razziali fasciste del 1938, Giuseppe Di Vittorio elevò, alto e forte, il suo grido di sdegno. In quegli anni era esule a Parigi e dirigeva il giornale “La voce degli italiani” da cui sono tratti i due articoli che pubblichiamo qui di seguito. Proprio a Parigi fu arrestato dalla Gestapo nel 1941 e mandato al confino a Ventotene dove rimase fino alla caduta del regime.

Il primo articolo di Giuseppe Di Vittorio da “La Voce degli Italiani”, 7 settembre 1938

l primo articolo di Giuseppe Di Vittorio da "La Voce degli Italiani", 7 settembre 1938

Il secondo articolo di Giuseppe Di Vittorio da “La Voce degli Italiani”, 13 settembre 1938

Il secondo articolo di Giuseppe Di Vittorio da "La Voce degli Italiani", 13 settembre 1938

Difesa degli ebrei italiani e delle organizzazioni cattoliche

La gravità della situazione internazionale non deve farci dimenticare le terribili persecuzioni cui sono sottoposti gli ebrei italiani, né il dovere imperioso che noi abbiamo di difenderli.

Lo sappiamo. Siccome un problema ebraico non è mai esistito in Italia (per il numero esiguo degli ebrei italiani, soprattutto perché essi sono perfettamente fusi con il nostro popolo) alcuni potrebbero osservarci che non vale la pena di prendere troppo sul serio il furore razzista del regime.

Vedere il problema sotto un angolo così angusto, sarebbe un grave errore. Innanzitutto, si tratta di 80.000 nostri concittadini di ogni età e professione, che la dittatura fascista ha posto letteralmente nella impossibilità di lavorare e di guadagnarsi la vita, creando contro di loro un’atmosfera di pogrom. E questo fatto non può lasciare indifferente la democrazia italiana, la quale ha il dovere di lottare per l’eguaglianza dei diritti di tutti gli onesti cittadini italiani, senza distinzione di religione e di razza.
Ma il problema ebraico, sollevato artificialmente dalla dittatura fascista, non interessa gli ebrei soltanto, interessa tutto il popolo italiano.
Il delirio razzista al quale si sono abbandonati senza ritegno e senza dignità i profittatori del regime, è un atto di guerra che fa parte della preparazione del regime alla guerra mondiale, in quanto mira a creare una mentalità imperialista nelle masse, onde portarle più facilmente al macello nelle guerre d’aggressione che si preparano. Con la barbarie razzista, il regime vuol ingannare le masse ridotte alla fame, suscitando in esse la convinzione di appartenere a un “popolo superiore”.
L’improvviso e codardo furore razzista del regime è una grossolana diversione, volta a incanalare contro gli ebrei l’esasperato malcontento delle masse affamate dai grandi trust, dai ricchi agrari e soprattutto dalle guerre d’aggressione in permanenza. Anche lo zar, nella vecchia Russia, per placare il malcontento dei Migik affamati dai signori feudali, organizzava i pogrom contro gli ebrei.
Il razzismo fascista è tutto questo, ma non è solo questo.
La politica razzista fa parte della politica generale del regime di dividere e suddividere incessantemente il popolo italiano, per continuare a soggiogarlo, ad opprimerlo, a saccheggiarlo.

Dopo i precedenti della Germania hitleriana – dove, pur non essendo la religione cattolica quella dominante, i cattolici conducono una lotta risoluta contro la barbarie razzista – nessuno poteva pensare che i cattolici italiani avrebbero assistito impassibili alle feroci persecuzioni contro gli ebrei, rinnegando lo stesso fondamento dei loro principi cristiani.

Mussolini sapeva, dunque, che scatenando codardamente l’ondata razzista contro gli ebrei italiani, si sarebbe urtato all’opposizione dei cattolici, oltre che a quella di tutte le altre correnti della democrazia italiana. E l’ondata razzista, anticristiana e antiumana è stata scatenata ugualmente anche per avere il pretesto di sferrare una nuova offensiva contro le organizzazioni affiliate all’Azione cattolica, che costituiscono i soli ed ultimi residui di organizzazioni relativamente libere esistenti in Italia, e nelle quali tanti lavoratori trovano ancora il modo di riunirsi, e di scambiare le loro opinioni, in un ambiente che non è quello ossessionante del fascismo.
Attraverso la caccia inumana e vile agli ebrei, la dittatura fascista mira a distruggere questi ultimi resti di organizzazioni cattoliche, non bastandole d’aver tolto loro ogni possibilità d’azione politica, sindacale e culturale. E attraverso l’Azione cattolica e le sue organizzazioni, il regime vuol annientare le ultime e tenuissime larve di libertà che rimangono all’intero popolo. È dunque contro tutto il popolo italiano che è diretta la lotta selvaggia condotta dal governo fascista contro gli ebrei.

Coloro i quali si disinteressano della caccia agli ebrei, magari col pretesto che fra i perseguitati si trova qualche capitalista fascista, concorrente di altri più grandi capitalisti; coloro i quali si ritenessero “estranei” alla lotta contro i cattolici, magari col pretesto che qualche cardinale fascista ha chiamato Mussolini “l’inviato della provvidenza”, tutti costoro, farebbero il giuoco del fascismo; come lo fanno i trotskisti, come quel certo Bonanni, i quali – a questi chiari di luna e dopo le grandiose esperienze della Spagna e della Francia – trovano che i socialisti non avrebbero altro da fare che… rompere l’unità d’azione coi comunisti!

Difendendo gli ebrei italiani, difendendo i cattolici italiani e ciò che resta delle loro organizzazioni, noi difendiamo gli interessi ed i diritti più elementari alla vita, al lavoro, alla libertà, di tutto il popolo. Unendoci tutti, cattolici e non cattolici, ebrei e non ebrei, in questa lotta per i più sacri diritti atrocemente calpestati del nostro popolo, noi neutralizzeremo l’azione fascista di divisione e lavoreremo per opporre vittoriosamente il popolo unito alla dittatura fascista che lo insanguina e lo affama; noi difenderemo vittoriosamente la pace contro le guerre d’aggressione che conduce la dittatura fascista e contro la sua complicità con l’hitlerismo nella politica che proprio in questi giorni minaccia di scatenare una nuova guerra mondiale.

Difendendo gli ebrei boicottati, insultati, umiliati, sferzati a sangue dalla furia razzista del regime, noi difenderemo il patrimonio di civiltà del popolo italiano; impediremo che questo patrimonio venga completamente sommerso dalla barbarie fascista, che si vede costretta a cercare dei precedenti “giustificativi” nei secoli più oscuri del Medioevo.

Dobbiamo difendere i diritti inalienabili degli ebrei italiani, come cittadini italiani uguali a tutti gli altri, in Italia e sul terreno internazionale. In quest’ultimo campo, possiamo registrare un primo successo. Il segretario permanente della conferenza di Evian – la quale non aveva riconosciuto in pieno l’importanza del problema dei rifugiati italiani – ha deciso recentemente di riesaminare il problema, alla luce del fatto nuovo creato dal neo razzismo fascista.

Durante la sessione attuale del consiglio della Società delle nazioni, una delegazione della democrazia italiana sarà ricevuta dai vari organismi competenti di Ginevra, ai quali chiederà che le più serie misure di tutela siano prese in favore degli ebrei e di tutti i rifugiati politici italiani.
La difesa degli ebrei e delle residue organizzazioni cattoliche è un aspetto importante della lotta del popolo contro le aggressioni in corso del fascismo in Spagna e in Etiopia; contro la nuova guerra mondiale che l’asse fascista sta per scatenare; è un aspetto della nostra lotta per la disfatta del fascismo e per la conquista della pace e della libertà in Italia, affinché il nostro paese torni ad essere un fattore di civiltà e di progresso nel mondo.

Il brano è contenuto in Michele Pistillo, Giuseppe Di Vittorio 1924-1944. La lotta contro il fascismo e per l’unità sindacale, Editori Riuniti, Roma 1975, pp. 395-397

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