Come ho scoperto il campo di concentramento femminile di Rieucros

di Bernardo Milano

Pare che l’idea di realizzare un lavoro che rievocasse l’esperienza delle internate italiane del campo di Rieucros l’abbia avuta io. In realtà l’idea era contenuta in nuce nelle pagine di un libro che ho scoperto casualmente grazie a… un altro libro. “Ebbi la strana sensazione che quel libro mi avesse atteso per anni”, come era successo a Daniel, il protagonista de “L’ombra del vento” di Zafon mentre visitiva il Cimitero dei libri dimenticati.

Mi presento. Faccio il bibliotecario presso l’università degli studi di Bari “Aldo Moro”. La mia missione è quella di cercare i libri, perché siano letti e messi in relazione con altri libri. Cosicché possano vivere e facciano nascere idee.

Un giorno, un utente si rivolse al servizio di reference al quale sono preposto: voleva verificare se il noto leader sindacale Giuseppe Di Vittorio avesse una moglie francese. Consultai il Dizionario biografico degli italiani e gli riferii che Di Vittorio “si era sposato nel 1919 con Carolina Morra e aveva avuto due figli, Baldina e Vindice; si risposerà con Anita Contini”. Per ulteriori approfondimenti gli suggerii di leggere i ricordi di A. Di Vittorio, La mia vita con Di Vittorio, Firenze 1965 segnalati nella bibliografia alla fine della voce.

Tuttavia sentivo una strana curiosità nascere in me. Poiché il libro era introvabile a Bari, feci una ricerca sull’OPAC SBN e individuata la biblioteca che faceva al caso mio, tramite contatto telefonico riuscii a procurarmi delle fotocopie.

Leggendo il testo di Anita Contini venni a conoscenza del campo di internamento di Rieucros dove sia la figlia che la compagna di Di Vittorio vennero internate nel 1940. Proseguendo la mia ricerca, scoprii un testo del 1980 (pubblicato nel volume di Michele Pistillo Giuseppe Di Vittorio, Manduria, 1987) in cui anche Baldina Di Vittorio accennava a quell’esperienza. Da questi documenti emergeva che a Rieucros erano state internate parecchie immigrate italiane fra le quali si segnalavano le politiche: oltre alle già citate Di Vittorio e Contini c’erano Anna Maria Favero, Giulietta Fibbi, Elettra Pollastrini, Leopoldina Usai, Maria Fattori e Teresa Noce. Quest’ultima era la leader del gruppo e non a caso conoscevo il suo percorso nel secondo dopoguerra: organizzatrice e parlamentare del PCI, aveva scritto dei libri. Esplorai i suoi scritti e scoprii che in “Rivoluzionaria professionale” aveva dedicato un intero capitolo al campo di Rieucros. La Noce rievoca nei dettagli l’attività delle internate politiche che grazie alla disciplina di partito tentavano di introdurre un minimo di organizzazione che potesse rendere meno dura la vita quotidiana nelle baracche dove vivevano donne delle più diverse nazionalità.

A questo punto bisognava allargare la ricerca utilizzando un meta OPAC internazionale per tentare di scoprire se esistevano all’estero delle pubblicazioni su quel campo di concentramento femminile.

E così digitando “RIEUCROS” nell’OPAC SUDOC-ABES ho avuto notizia del lavoro di Mechtild Gilzmer “Fraueninternierungslager in Südfrankreich. Rieucros und Brens 1939-1944” (1994). Per fortuna esisteva una edizione francese “Camps de femmes” (2000) che mi procurai contattando direttamente la casa editrice Autrement.

Ho letto avidamente il libro della Gilzmer ammirando le suggestive scene di vita quotidiana nel campo disegnate in stile naïf con le matite colorate da alcune internate tedesche. Rimasi però deluso: non si faceva nessun cenno a internate di nazionalità italiana.

Pauline Talens-Péri e Baldina Di Vittorio

La foto ritrovata da Bernardo Milano, tratta dal sito http://www.rieucros.org

Quando ho scoperto che due ex internate, Giulietta Fibbi e Baldina Di Vittorio erano ancora in vita, mi sono detto che forse si poteva rimediare a quell’oblio involontario. Riuscii a contattare la seconda. Le mostrai il libro e le dissi che bisognava pensare a una operazione di recupero della memoria. All’inizio lei era un po’ scettica. Poi le feci pervenire una foto dove lei era in posa con una bimbetta all’interno del campo. Avevo prelevato quella foto di Baldina Di Vittorio ventenne (anche in assenza della didascalia, l’avevo riconosciuta!) sul sito www.rieucros.org/association/association.php creato da Pauline Talens-Péri (quella bimbetta) figlia della cognata (pure internata) del giornalista e deputato del partito comunista francese Gabriel Péri fucilato dai Tedeschi.

A quel punto la macchina si era messa in moto: persone attente e sensibili si convinsero che l’esperienza vissuta dalle internate italiane nel campo di Rieucros meritava di essere raccontata in modo da raggiungere un vasto pubblico. Allora fu organizzato l’incontro tra Baldina Di Vittorio e la regista Chiara Cremaschi la quale presentò un progetto convincente per la realizzazione di un documentario. E così venne alla luce “Indesiderabili”.

Paradossalmente un libro datato, “La mia vita con Di Vittorio”, aveva contribuito a fare uscire dal Cimitero dei libri (precocemente) dimenticati un libro più recente, quello della Gilzmer. “Camps de femmes” cercava disperatamente di farsi adottare perché non aveva ancora compiuto pienamente la sua missione: conteneva un capitolo virtuale che doveva ancora sbocciare.

Un aneddoto finale. Recentemente ho individuato nel catalogo elettronico di un libraio una rara copia de “La mia vita con Di Vittorio”. Da anni sto cercando di procurarmi quel volume per collocarlo nella mia libreria come degno epilogo di una ricerca avviata proficuamente con le fotocopie (che prima o poi spero di buttare). Purtroppo il libraio mi ha risposto che è stato già venduto. L’avventura continua.

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