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La zappa di fianco e il giornale in mano
Antonio Brudaglia *
Peppino Di Vittorio, in mano al socialista, ci si ritirava dalle
campagne che si andava al lavoro arbitrario, si andava dal proprietario
per essere pagati: "No, non ti vogliamo pagare". Allora andavamo da
Peppino Di Vittorio: "Peppì, che cosa dobbiamo fare? Noi siamo stati da
Tizio al lavoro e non ci vuole pagare. Che dobbiamo fare?", "Calmi,
calmi. Mò vado io". Peppino Di Vittorio andava col portafoglio vuoto e
veniva col portafoglio pieno, senza menar mazzate, senza far niente, chè
era la calma… (...) Peppino Di Vittorio, che lavorava sempre, andava
sempre al lavoro, era lavoratore, sentiva che si diceva: "Stasera - si
stava in campagna, si stava fuori della masseria - giovedì sera si fa un
comizio a Cerignola", "E chi è che parla?", "Parla - per esempio -
Valentino", "A che ora?", "Verso le sei". Se non passava l'orario, a
vedere la strada che doveva fare, quando si poteva avviare e quando no...
"Che ora è?", "Sono le tre", "Bè, ce la faccio a trovarmi al comizio
stasera". All’appiedi! Sei sette chilometri di strada, otto chilometri
di strada, si pigliava la giacchetta: "Cura’, statte bbune", "E
ch’è?! Sempre ai comizi! Me', vieni qua", "No, devo andare a Cerignola a
sentire il comizio". Peppino Di Vittorio veniva a Cerignola a sentire il
comizio la sera. Tutto quello che diceva l'oratore al comizio, la
mattina che veniva in campagna ci diceva tutto. Peppino Di Vittorio
(...) col giornale in tasca ci leggeva il giornale e ci spiegava tutto.
Si andava a mangiare un quarto d'ora, la zappa di fianco e il giornale
in mano e poi lavoratori dacchè è nato e lavoratore è stato sempre per
tutta la vita sua. E noi per Peppino Di Vittorio ci tagliavamo anche la
testa.
Antonio Brudaglia (n. 1904), bracciante.
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