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"Lo volevano bene pure le pietre"
spettacolo teatrale su Giuseppe Di Vittorio

CERIGNOLA sabato 11 ottobre 2008, Teatro Mercadante, ore 20,30 -
sipario ore 21.00
L'evento è il frutto del progetto "La rete dei CBS - Comitati di
base per lo sviluppo, sezione 3bis" Fase1.3.2- La rete per la
coesione sociale e la creazione di partnership.
Finanziato dal GAL Piana del Tavoliere
Patrocinio del Comune di Cerignola
Assessorato alla Cultura - Progetto Casa Di Vittorio
Testo
drammaturgico di Raffaele Manna
Scenografie ed elaborazioni immagini e video Maria Grazia De Rosa
Immagini e video forniti dal Progetto Casa Di Vittorio
Nota di regia di Maria Staffieri (Presidente Ass. Culturale "Il
Ventaglio" Gruppo teatrale, Foggia)
Raccontare l’intensa vita di Di Vittorio in due ore di spettacolo
ci è apparsa subito una vera impresa.
Intanto quella vita potevamo intenderla divisa in due parti. La prima era
stata densa sin dall’infanzia di avvenimenti personali e insieme
collettivi, di tragici avvenimenti, di risolute iniziative, di radicali
cambiamenti sociali sulla spinta della brusca accelerazione della storia
cominciata all’inizio del Novecento: fase che chiameremmo epica
dell’esistenza del grande sindacalista, che in quegli accadimenti
conflittuali, in quei rivolgimenti epocali fu totalmente coinvolto da
protagonista – antagonista. Si mostravano tante (addirittura troppe!) le
occasioni per un’elaborazione drammaturgica.
Con la fine della lotta di liberazione iniziava la seconda parte di quella
vita che, sia pure politicamente intensissima (le trasformazioni economico
sociali italiane e internazionali, le conquiste e le sconfitte della
classe lavoratrice, la raggiunta e poi perduta e poi ancora cocciutamente
ricercata unità sindacale), presentava però minori opportunità di
visibilità scenica.
Abbiamo mirato non al documento storico, alla minuziosa ricostruzione del
dibattito politico all’interno del movimento rivoluzionario o della
sinistra di opposizione, ma all’uomo, con la sua forte proposta di una
nuova organizzazione del lavoro e della società, colto nel suo possibile
immaginario interno.
Insomma abbiamo perseguito due diverse e parallele dimensioni narrative:
il conflitto storico in cui agisce l’eroe rivoluzionario, l’alfiere
del futuro riscatto dell’umanità schiacciata e sofferente, l’uomo-simbolo
della riscossa in cui riconoscersi; ma anche il conflitto intimo,
esistenziale, di certi momenti vissuti ai margini della storia, quelli nei
quali ci si ferma, si fa pausa, si riflette con sé stessi o i propri
intimi sull’esistenza già fatta, cercandone un senso più personale.
Sono stati questi ultimi i momenti maggiormente esposti alla nostra
immaginazione, nella ricerca di uno sguardo il più vicino al cuore della
persona: una persona magari soltanto presunta.
Ora gli avvenimenti di quella vita erano davvero tanti: risolvemmo così
di scegliere quelli legati a possibili luoghi–scene in cui assommare,
anche con qualche voluta forzatura cronologica, più accadimenti insieme.
Una cafoneria al tempo della mietitura, una strada di Cerignola, una cella
carceraria, una piazzetta di Bari Vecchia, una via a Parigi, una stanza d’ospedale,
una camera d’albergo: ecco i luoghi deputati per seguire a salti
la vita di Peppino nel vorticoso procedere delle circostanze storiche e
dell’evoluzione del suo pensiero politico. Il tutto filtrato attraverso
un presunto immaginario personale che è la cifra e insieme il limite
voluto del nostro testo.
Presente tra gli altri temi è il forte legame di Di Vittorio, strenuo
combattente e guida del cambiamento, per la sua gente e la sua terra,
probabilmente per il suo pane.
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