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Il Comune di Bari aderisce al progetto "Casa Di Vittorio"
Valentino ed Emiliano hanno firmato il protocollo d’intesa
Bari, 17
ottobre 2006
I
sindaci di Cerignola, Matteo Valentino, e Bari, Michele Emiliano, hanno
sottoscritto il protocollo d’intesa per l’ingresso del Comune capoluogo
della Puglia tra gli Enti locali promotori del progetto ‘Casa Di
Vittorio, di cui il Comune ofantino è capofila. La cerimonia, molto
sobria, si è svolta questa mattina nell’ufficio del primo cittadino
barese.
Con
l’ingresso del capoluogo regionale, il progetto culturale attivato per
realizzare un centro di ricerca storica incentrato sulla figura di
Giuseppe Di Vittorio e di animazione culturale dedicato ai temi connessi
al lavoro si dirama in tre province pugliesi - Foggia, BAT e Bari – e
rafforza il suo connotato di iniziativa a carattere regionale, già
sancito concretamente dal sostegno finanziario della Regione Puglia e
dal patrocinio morale della Cgil. Nel dettaglio, sono 11 gli Enti locali
che, insieme al Comune di Cerignola, hanno sottoscritto il protocollo
d’intesa: la Provincia di Foggia e 10 Amministrazioni comunali (Andria,
Bari, Margherita di Savoia, Minervino Murge, Orta Nova, San Ferdinando
di Puglia, San Severo, Stornara, Stornarella e Trinitapoli). Lo scorso 2
giugno, Baldina Di Vittorio, figlia del sindacalista cerignolano, ha
ricevuto la presidenza onoraria di quello che “oggi è ancora un progetto
culturale – ha affermato Giovanni Rinaldi, curatore
dell’iniziativa – e domani vorremmo diventasse un’istituzione a tutti
gli effetti”.
“Di
Vittorio ha avuto un ruolo importante a Bari e per Bari e mi rende
particolarmente felice l’atto di generosità che la città di Cerignola,
simbolo positivo e orgoglioso dell’intera Puglia, compie nei nostri
confronti, permettendoci di entrare e di essere parte attiva di questo
importante progetto – ha affermato Michele Emiliano – A noi
baresi è offerta l’occasione di far riemergere la nostra storia
antifascista, cancellata dalla vulgata di Bari città di destra: la Casa
del Popolo di Bari fu l’ultimo baluardo democratico italiano a cadere
sotto i colpi del fascismo. Non vogliamo e non dobbiamo dimenticare Di
Crollalanza – ha concluso il sindaco di Bari - ma evitiamo pastoni da
reality show frutto di una cultura criptofascista”.
“Vi
ringrazio per aver accolto di nuovo Giuseppe Di Vittorio a Bari e sono
onorato di accogliere Bari nella famiglia di Enti locali che si sono
riconosciuti in questo nostro progetto – ha aggiunto Matteo Valentino
– Costruire ponti tra città e territori è uno degli obiettivi che ci
siamo dati, e che perseguiamo anche attraverso ‘Casa Di Vittorio’,
perché Cerignola ha bisogno di essere sempre più presente nella rete di
relazioni istituzionali da cui si genera crescita e sviluppo, rompendo
la logica dell’isolamento affermata nel recente passato”.
Comunicato stampa n. 219
del 17 ottobre 2006
Giuseppe Di Vittorio e Bari: due testimonianze
1921 –
Dalla
testimonianza di Anita Contini Di Vittorio
I vecchi
di Cerignola e di Bari ancora ricordano quel giorno di oltre quarant’anni
fa quando Di Vittorio uscì deputato dal carcere. Migliaia di persone si
accalcavano davanti alla prigione. Successivamente, alla stazione di
Bari, il buon Armenise, vice segretario della locale Camera del Lavoro,
era andato a prelevare il neo deputato con una carrozza che un
professore aveva voluto abbellire con una gran coperta damascata di seta
rossa, e un ragioniere aveva riempita di fiori. Tutti volevano stringere
la mano a Di Vittorio. A un tratto tra la folla, in mezzo ai canti ed
agli evviva di gioia, risuonò un grido che commosse tutti: “Viva San
Nicola! Viva Di Vittorio!” (I lavoratori volevano dire così che accanto
all’antico santo protettore di Bari, San Nicola, essi collocavano adesso
il protettore della povera gente, l’ex bracciante Di Vittorio). Il
corteo imboccò via Nicolai, percorse via Manzoni, via Napoli, piazza
Castello, il centro di Bari Vecchia, per dirigersi finalmente a piazza
San Pietro. Qui ogni casa era imbandierata di rosso. La gente sostava
sul marciapiedi, davanti ai negozi. Dalle finestre le donne lanciavano
fiori, rose e papaveri, come durante le processioni. Davanti alla Camera
del Lavoro Di Vittorio tenne il primo comizio da deputato e fu ancora un
incitamento alla lotta, all’unità, alla battaglia antifascista.
L’entusiasmo e la folla erano tali che La Voce Repubblicana
in una corrispondenza da Bari scrisse: “Neppure quando si è spostato
nella nostra città Vittorio Emanuele III, si era vista una
manifestazione tanto imponente”.
Anita Di Vittorio, La mia vita con Di Vittorio, Firenze 1965.
1922 –
Dalla
testimonianza di Baldina Di Vittorio
Ed è
proprio in una Camera del Lavoro, quella di Bari, che mia madre diede
alla luce Vindice, in una situazione drammatica, a pochi giorni dalla
marcia su Roma, il 21 ottobre del 1922. La sede dei lavoratori baresi
era accerchiata dai fascisti che avevano saputo che la nostra famiglia
vi era rifugiata in quei giorni e che anche Peppino era accorso lì alla
notizia del parto imminente. S’ingaggiò una vera battaglia tra i
fascisti che volevano mettere a soqquadro la Camera del Lavoro e
catturare Di Vittorio, e gli ‘arditi del popolo’ che difendevano la loro
sede riuscendo, una volta di più, a respingere l’attacco fascista. E mia
madre mette al mondo Vindice in quel clima arroventato, udendo gli spari
e tremando per la vita del piccolo appena nato e del ‘suo’ Peppino.
Furono i compagni a mettere in salvo Carolina e noi due bambini
avvolgendoci in alcune coperte e portandoci via di nascosto. Un trauma
che scosse e indebolì il suo fisico.
Michele Pistillo - Baldina Di Vittorio Berti, Giuseppe Di Vittorio,
Gaetano Macchiaroli, Napoli 1994
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